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Cosa fare dei tuoi vestiti usati?

Quante volte abbiamo sentito dire che la moda è uno dei settori più inquinanti al mondo? Se è vero che la moda inquina soprattutto perché la consumiamo a ritmi forsennati, d’altra parte è impossibile conservare i nostri indumenti per sempre, soprattutto se decidiamo di passare a uno stile di vita più minimale. Questo articolo serve per dare indicazioni pratiche a chi decide che è ora di sbarazzarsi di qualche vecchio capo d’abbigliamento, anche in vista della serie di eventi a tema Decluttering Empatico in programma a Firenze, il 28 Maggio e 4 Giugno.

Quando ci liberiamo di un capo d’abbigliamento siamo portati a pensare che lo stiamo donando. Quello che stiamo facendo in realtà è conferire un rifiuto. Questo è uno dei fraintendimenti su cui si basa l’industria del fast fashion e la de responsabilizzazione negli acquisti.

É del tutto sano e comune avere la necessità di smaltire rifiuti tessili, e dobbiamo intenderli più o meno come facciamo con le plastiche o con il tetra pack, quindi capire dove metterli o a chi affidarli.

Il primo passo per capire qual è la destinazione migliore per i tuoi capi è capire quanto sono usurati. Si tratta sostanzialmente di capire che cosa può essere recuperato; iniziamo dividendoli in 3 gruppi

  • BUONO STATO: Non lo indossi perché non ti piace il colore, non va bene la taglia o non ti dona la forma. Però l’indumento è perfetto. Per indossarlo non servono riparazioni, non ci sono macchie né buchi o scuciture. Può essere indossato oggi stesso senza bisogno di modifiche.
  • USATO DISCRETO: Non lo indossi perché servirebbe qualche riparazione. Ci può essere un buchino, qualcosa di scucito o una macchia un po’ grossa che non se ne va. Hai altre mille cose più carine e non ti va di farlo riparare. Il tessuto è sostanzialmente buono, e basterebbe poco per farlo tornare utilizzabile.
  • USATO DA BUTTARE: Mucchio della roba che non ce la fa più. In questo gruppo rientrano biancheria intima, calzini bucati, asciugamani e lenzuola che hanno vent’anni e tutti quei vestiti che hanno fatto il loro 🙂
  • BUONO STATO: i vestiti usati che si trovano in questo gruppo hanno valore come indumenti in se. Possono essere indossati oggi stesso da un’altra persona. Più questa persona è vicina a te, minore sarà l’impatto di questa donazione. Se pensi che nei paesi in via di sviluppo le persone abbiano bisogno dei tuoi vestiti ti sbagli.1
  • USATO DISCRETO: gli indumenti che abbiamo messo in questo gruppo possono avere valore come indumenti se vengono trasformati, o come materia prima (tessuto – accessori) se vengono smembrati. Perché recuperino valore è necessario che delle energie trasformative vengano applicate.
  • USATO DA BUTTARE: gli indumenti che abbiamo messo in questo gruppo possono avere valore se si riesce a rigenerarne la fibra. Per questa trasformazione vengono impiegate una notevole quantità di energie, ma grazie alla ricerca oggi è possibile rigenerare lana con risultati eccellenti, il cotone discretamente e alcune fibre sintetiche2 come nylon e poliestere.

Quindi dove li porto? Una serie di opzioni toscano centriche*

É di fondamentale importanza consegnare i nostri vestiti usati in buono stato a privati e associazioni che si occupano di redistribuirli sul nostro territorio. Devono essere consegnati lavati. Di seguito una lista di associazioni o privati che possono prendere i vostri vestiti in buono stato. Prendere contatto con le varie realtà per concordare i dettagli

  • ARMADILLO – Pistoia: Grazia gestisce questa raccolta di indumenti e accessori usati a Pescia (PT). Al momento l’attività sta vivendo una momento di riflessione, quindi portiamo pazienza.
  • CURANDAIE – Firenze: Il loro sito; in questo momento la raccolta è sospesa ma riprenderà a breve
  • MANITESE – Scandicci: Realtà attiva sul territorio fiorentino dagli anni ’70. > QUI I CONTATTI PER DONARE <
  • RICICLIDEA – Prato: Oltre a organizzare un mercatino basato sul baratto, in questo posto vengono organizzati laboratori e attività connesse al riciclo. > QUI PER ANDARE AL LORO SITO <

Non può essere donato o venduto perché servono riparazioni, ma il tessuto è sostanzialmente buono. Un artigiano potrebbe usarlo per le sue creazioni, ripararlo, modificarlo e venderlo. Segue un elenco di artigiani che lavorano con indumenti di seconda mano, o trasformandoli con ricami / applicazioni, o utilizzandone il tessuto come materia prima. L’elenco è in aggiornamento.

  • IAIA LAB: camicie di cotone e jeans. Laura è una sarta e crea cappelli, marsupi e accessori utilizzando il tessuto di abbigliamento second hand. Zona Lucca, scrivere una mail a laura.serafin86@gmail.com
  • PUNTO: indumenti in felpa. Valentina sono io, sono una sarta e raccolgo indumenti in felpa per recuperarne il tessuto. Zona Firenze, scrivere una mail a valentina@punto.fun o leggere questo articolo
  • T.ART.LAB: giacche di jeans. Sandra è una ricamatrice, e usa questa tecnica per trasformare le giacche di jeans. Zona Grosseto, scrivere una mail a infotratart@gmail.com

Il capo è palesemente vecchio, il tessuto si strappa ed è consumato in più punti. Va smaltito e pertanto è necessario capire di cosa è fatto

  • RIFO LAB: raccolta indumenti in lana cachemire o jeans. RiFò, recupera abbigliamento – anche a domicilio – che utilizza per rigenerarne le fibre. Tutte le informazioni  qui
  • TERRA DI TUTTI: recuperano ombrelli rotti, jeans e sedie. Capannori (LUCCA). Il loro sito www.terraditutti.it
  • RACCOLTA INDIFFERENZIATA: (C’è POLEMICA) Nonostante dal 1 gennaio 2025 i comuni italiani siano obbligati a predisporre una raccolta specifica per i rifiuti tessili, le direttive di Alia Servizi Ambientali S.p.A. sono di conferire gli indumenti e accessori inutilizzati nella raccolta indifferenziata3.
Bidone vestiti usati

In provincia di Firenze i bidoni per la raccolta di indumenti sono gestiti dalla Cooperativa di San Martino4 con cui Alia Servizi Ambientali S.p.A. (l’azienda che si occupa della gestione dei rifiuti) ha stretto un accordo.

Ciò che viene messo nei cassonetti gialli diventa di proprietà della cooperativa di San Martino che li venderà ad aziende che si occuperanno di dividere e rivendere gli indumenti a seconda della tipologia. Gli indumenti o accessori che mettiamo all’interno dei cassonetti vengono considerati un rifiuto urbano, e quindi non possono essere regalati o donati ad associazioni o privati.

Le ditte che acquistano tale rifiuto si occupano di selezionarlo nelle varie tipologie possibili (dagli indumenti di prima scelta al pezzame fino allo scarto vero e proprio) e, smaltito quanto non commercializzabile, vendono gli abiti selezionati non più come rifiuto ma come indumento usato (1° e 2° scelta ottenuta al termine dell’operazione di recupero). La maggior parte di questi indumenti selezionati prende la via dei paesi dell’Africa, dell’Est Europa, del Sud America, dell’Asia. Una piccola parte, invece, può essere canalizzata verso i mercatini dell’usato italiani. 5 È per questo motivo che non dobbiamo scandalizzarci se ritroviamo sul banco di un mercato dell’usato un capo che avevamo messo dentro un cassonetto.”

Mi piacerebbe iniziare a raccogliere indirizzi e recapiti di realtà fidate e trasparenti che raccolgono e redistribuiscono abbigliamento anche al di fuori della mia ragione. Sono felice di collezionare anche contatti di artigiani e artisti che come me hanno scelto l’abbigliamento usato come materia prima per il loro lavoro.

L’obbiettivo è quello di creare un database di attività davvero impegnata a fare recupero e redistribuzione sul territorio, e che sia consultabile da chi ha necessità di conferire rifiuti tessili.

Se conosci qualche attività di questo tipo scrivimi una mail e sarò felice di aggiornare questo elenco! ♡

valentina@punto.fun oggetto: REALTà RESPONSABILI RACCOLTA USATO

Sebbene la normativa Europea riguardo allo smaltimento dei rifiuti tessili sia chiara, il nostro comune sembra volersi adeguare con i propri tempi. In questo momento la gestione dei rifiuti tessili è gestita da un’associazione di matrice cattolica che contribuisce a inquinare paesi economicamente fragili. La prospettiva più prossima è la costruzione del Textile Hub di Prato che si aspetta di veder entrare in funzione a giugno 2026.

  1. Se non lo hai già fatto, ti invito a guardare questa piccola serie di documentari prodotti da WillMedia e Sky Italia. Durano circa 25 minuti l’uno e ogni episodio tratta il problema della gestione dello scarto o produzione dell’abbigliamento attraverso i luoghi nel mondo che maggiormente risentono dell’inquinamento tessile. ↩︎
  2. Alcune fibre sintetiche possono essere riciclate praticamente all’infinito. Tuttali il procedimento è dispendioso ed inquinante. ↩︎
  3. Provare il loro servizio informativo: dove lo butto e digitare “indumenti inutilizzabili” ↩︎
  4. La Cooperativa di San Martino è diretta emanazione della Caritas Diocesana, è ispirata al Vangelo e all’insegnamento della Chiesa >la loro mission qui< ↩︎
  5. Dal sito della cooperativa di San Martino sezione FAQ ↩︎

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Deadstock, tessuti ritrovati

Nel mondo della moda, esiste un’enorme quantità di tessuti nuovi, mai utilizzati, che rimangono nei magazzini per anni. Sono i tessuti deadstock, materiali spesso di altissima qualità che, rischiano di restare inutilizzati o, peggio, smaltiti come rifiuti.

Com’è che questi tessuti non vengono utilizzati? L’industria tessile, non è tra le più responsabili che ci siano. La maggior parte delle volte i tessuti sono prodotti in eccesso, e in altri casi i materiali vengono rifiutati dal cliente che non li ritiene conformi alle proprie aspettative. Le giacenze di magazzino sono dovute principalmente a:

  • Eccesso di produzione: Le aziende tessili producono più tessuto del necessario per prevenire carenze durante la produzione.
  • Cambiamenti nelle collezioni: Le case di moda possono modificare le loro linee, lasciando inutilizzati i tessuti precedentemente ordinati.
  • Ordini annullati: Clienti che cancellano o riducono gli ordini, lasciando i fornitori con materiali in eccedenza.
  • Fine serie: Tessuti legati a tendenze passate che non sono più richiesti sul mercato.

Il termine” fallato” si riferisce a tessuti che presentano difetti o imperfezioni. In generale indica un tessuto con un problema. I falli possono essere di varia natura, e soprattutto più o meno invalidanti. Questi difetti possono variare da piccole imperfezioni a problemi più evidenti nella tessitura o nel colore. I falli sono generalmente segnalati con un adesivo sulla cimosa del tessuto, e nell’ottica della produzione artigianale, molto sepesso è sufficiente prestare attenzione durante il taglio per aggirare il problema evitando il difetto. Solo una piccola percentuale dei tessuti deadstock sono fallati e la maggior parte di questi sono perfetti e senza alcun difetto.

Prato, in Toscana è fin da tempi antichi un centro nevralgico nella produzione e gestione dei tessili. Già rinomata nel Medioevo come centro manifatturiero per la lana, nel XIX secolo viene perfezionata una tecnica di rigenerazione che permette di ottenere filati paragonabili al nuovo, riciclando vecchi indumenti. Ad oggi Prato continua ad essere un polo fondamentale per l’industria tessile. Dalla produzione alla vendita, senza trascurare la gestione dell’invenduto, la rigenerazione o lo smistamento del second hand. Per chi sta cercando tessuti deadstock in quantità significative, è una tappa quasi obbligata.

Negli ultimi anni, sono nati diversi servizi online che mettono a disposizione dei privati tessuti deadstock. Queste piattaforme offrono una vasta gamma di materiali in eccedenza, permettendo a designer indipendenti e appassionati di cucito di acquistare stoffe di qualità a prezzi accessibili. Questo ha democratizzato l’accesso a materiali pregiati, promuovendo una moda più sostenibile e consapevole.

Core nera

Il costo inferiore dei tessuti deadstock rappresenta un’opportunità unica per piccole realtà come PUNTO. Grazie a questi materiali, possiamo accedere a stoffe di alta qualità mantenendo i prezzi competitivi. Questo ci permette di offrire ai nostri clienti prodotti eccellenti senza compromettere la sostenibilità.

Questo è l’obbiettivo principale della linea CORE, realizzata interamente con tessuti deadstock e dedicata a chi preferisce liberarsi dal superfluo e concentrare tutte le risorse sulla funzionalità e sulla qualità.

>>> SCOPRI CORE QUI <<<

Vuoi guardare un video in cui parlo di questo argomento? Lo trovi sulla mia pagina Instagram


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guida materiali per baratto

Questo articolo serve a integrare questo: Baratto, pagami in felpe. Se non l’hai letto fallo.

Anche se con felpa si intende solitamente un indumento sportivo con cappuccio o senza, merceologicamente la felpa è un tessuto. Per la precisione è una maglia, perché ottenuta da un unico filato a differenza di un tessuto che ne ha due (trama e ordito). La lavorazione a maglia gli conferisce elasticità. 

Per quanto riguarda la composizione del filato è tradizionalmente di cotone, anche se spesso si trovano maglie di felpa con composizione mista (Poliestere Spandex Viscosa) La composizione del filato determinerà la mano del tessuto, la sua lucentezza, la sua capacità di trattenere il calore, l’elasticità e ovviamente il modo in cui il tessuto deve essere smaltito. 

Il dritto della felpa (quello che vediamo di un indumento) è solitamente rasato, il rovescio (il lato a contatto con il corpo) può essere garzato o non garzato.

felpa tessuto
dritto rasato – rovescio garzato (ovvero pelosetto)
felpa tessuto
dritto rasato – rovescio non garzato

Si può pensare che dalla lavorazione del rovescio sia determinata la pesantezza del capo, ed in parte è così, ma è il peso del tessuto (g/m²) che fa la vera differenza. In pratica lo spessore del materiale. Per fare un esempio una maglietta si aggira tra i 130 e i 160 grammi al metro quadrato. Per la felpa le grammature si aggirano tra i 240 e i 300 g/m².

Quello che cerco sono indumenti di felpa, anche a composizione mista. Vanno bene pantaloni, felpe con e senza cappuccio, con o senza cerniera. Perfetti sono indumenti per adulto senza grandi loghi.

Vanno bene felpe brutte, stampe orrende, colori pazzi. Confesso il mio debole per la pelliccia sintetica che accetto per simpatia. Valuto anche il pile.

Quello che non sto cercando sono indumenti sportivi di altro materiale. Non sono interessata a quelle tute scivolose che andavano di moda negli anni 90. Quindi niente acrilico, acetato, triacetato e poliestere, se non in percentuali molto basse. 

Non sto cercando maglioni. Non sto cercando pellicce. 

Ecco qualche esempio:

Per ogni dubbio, richiesta di informazioni o curiosità, scrivimi una mail, cercherò di guidarti passo passo!

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Meticce Personalizzate – Guida 2

METICCE PERSONALIZZATE  – Una guida pratica

Capitolo 2

Queste piccole guide sono pensate per chi teme che farsi confezionare un capo a distanza sia troppo complicato!

in questo capitolo:

MATERIALI PREZIOSI – Di cosa sarà fatta la tua FelpaMeticcia?

Per la maggior parte sarà fatta di tessuto proveniente da abbigliamento inutilizzato
In generale con il termine UPCYCLING si intende l’utilizzo di materiali destinati ad essere gettati, per creare oggetti nuovi dal valore maggiore del materiale originale, prolungandone il ciclo di vita (con benefici per noi e per l’ambiente che ci circonda)
In questo caso uso vestiti che nessuno mette più, per confezionare un capo comodo e realizzato per essere proprio quello che desideri.

I tessuti sono preziosissimi; per fabbricarli sono state impiegate risorse di valore, ad esempio tantissima acqua, e altre risorse vengono impiegate per il loro smaltimento o riciclo.
Utilizzarli così come sono, o alterandoli quel tanto che basta per renderli più attrattivi (ad esempio stampandoli) mi sembra una buona pratica ♡

In questa guida vedremo quali sono le opzioni a disposizione per quello che riguarda i materiali di cui è fatta una Meticcia Personalizzata!