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Don Chisciotte

Quixote – 2015 – stampa su carta

Ho letto Don Chisciotte solo una volta 5 o 6 anni fa. Fu una fatica perché comprai un’edizione molto economica1, con le pagine viscide e sottilissime. 

Lo dico per chiarire che quanto segue non ha pretese accademiche e non intende semplificare un argomento delicato e a me caro. L’argomento è quello della salute mentale, ma non solo. Don Chisciotte parla di immaginazione, di ossessione, di incomprensione e di convinzioni radicate. Di illusioni e esperienze allucinatorie.

Mi ha fatto piangere in più di un’occasione, anche dal ridere.

La scorsa settimana ero in una lavanderia a gettoni e mi è tornato in mente questo passaggio che negli anni avevo già ricercato e riletto, perché durante la prima lettura mi si scolpì profondamente nella memoria.


Don Chisciotte è in compagnia del suo scudiero, e decide di sottoporsi a una penitenza degna di un cavaliere errante. Trova un luogo fresco, con un ruscello; lì impazzirà per dimostrare il suo amore alla bella Dulcinea del Toboso, alla quale invierà una lettera tramite Sancio. Attenderà la risposta dell’amata sradicando alberi e facendo a brandelli i suoi vestiti.

Qui sta il punto, rispose don Chisciotte, e qui sta l’acutezza del mio divisamento! Non v’è né merito né grazia in un cavaliere errante se impazzisce per qualche giusto motivo: il sublime si è impazzare senza un perché al mondo, e far conoscere alla mia signora che io mi conduco a tal passo senza causa e senza motivo; e poi, non ne avrei io un’ampia causa nella mia lunga lontananza dalla sempre mia signora Dulcinea del Toboso? ché come già udisti da quei pastori di Ambrogio, chi sta lontano porta seco tutti i mali e timori. No, amico Sancio, non perdere il tempo a sconsigliarmi dall’eseguire sì rara, sì felice, sì inaudita imitazione; io sono pazzo e debbo restar pazzo finché tu ritornerai a me colla risposta di una lettera che penso d’inviare col tuo mezzo alla mia signora Dulcinea: e se tale sarà la risposta quale si conviene alla mia fede, avrà fine la mia pazzia e la mia penitenza; e se mi addivenisse il contrario, allora impazzirò davvero, e come tale non sarò più capace di sentire affanni; ed in qualunque maniera ch’essa risponda, io uscirò dal conflitto e dal travaglio in cui mi lascerai godendo del bene, se bene mi apporterai, o non sentendo il male per essere pazzo, se male mi recherai.

Da wikipedia, su cui si trova il testo completo, in una traduzione un po’ datata, ma affascinante.


Adesso ho tre considerazioni in merito che mi piacerebbe condividere con voi

  1. Ognuno ha la miglior Dulcinea che riesce, che può o che si merita. Come dire, con la propria immaginazione ognuno fa del suo meglio, e non è detto che sia abbastanza.
  2. Ognuno fa del suo meglio anche con la propria pazzia. C’è chi la subisce, chi la impone agli altri, chi la conosce come una vecchia amica, chi la sbandiera per sentirsi al sicuro. La pazzia è un rifugio estremo: chi lo abita non ricorda che c’è gente che sceglie di andarci in vacanza. 
  3. Di questi tempi è un lusso scegliere di impazzire lungo un ruscello in compagnia del proprio cavallo. Molto più frequente è che capiti di impazzire in una lavanderia a gettoni, circondata da robe scassate e gente sofferente, con le proprie Dulcinee a cui render conto, con i propri Scudieri da inviare in missione, e con le proprie pazzie in cui specchiarsi. 

  1. Costava molto poco, circa 15 euro, e le 1200 pagine circa, illustrazioni comprese, non occupavano più di 5 cm di spessore. Il volume ha un peso specifico simile a quello del granito, e leggerlo a letto era praticamente impossibile. ↩︎

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PROSSIMI EVENTI DAL VIVO

  • 23 Agosto 2025 – Lumen – FIRENZE

Quarta edizione di SuperMaeket, il Mercato che non ti Consuma: piu info qui o qui

Ci vediamo insieme ad altri artigiani e artisti Sabatoi 23 Agosto dalle 18 alle 03 al LUMEN, via del Guarlone 25, FIRENZE.

Il loro Instagram – Il loro sito

  • 14 Settembre – CireMarket – BOLOGNA
  • 19 Ottobre – ArtInBorgo – SUVERETO
  • …
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Cosa fare dei tuoi vestiti usati?

Quante volte abbiamo sentito dire che la moda è uno dei settori più inquinanti al mondo? Se è vero che la moda inquina soprattutto perché la consumiamo a ritmi forsennati, d’altra parte è impossibile conservare i nostri indumenti per sempre, soprattutto se decidiamo di passare a uno stile di vita più minimale. Questo articolo serve per dare indicazioni pratiche a chi decide che è ora di sbarazzarsi di qualche vecchio capo d’abbigliamento, anche in vista della serie di eventi a tema Decluttering Empatico in programma a Firenze, il 28 Maggio e 4 Giugno.

Quando ci liberiamo di un capo d’abbigliamento siamo portati a pensare che lo stiamo donando. Quello che stiamo facendo in realtà è conferire un rifiuto. Questo è uno dei fraintendimenti su cui si basa l’industria del fast fashion e la de responsabilizzazione negli acquisti.

É del tutto sano e comune avere la necessità di smaltire rifiuti tessili, e dobbiamo intenderli più o meno come facciamo con le plastiche o con il tetra pack, quindi capire dove metterli o a chi affidarli.

Il primo passo per capire qual è la destinazione migliore per i tuoi capi è capire quanto sono usurati. Si tratta sostanzialmente di capire che cosa può essere recuperato; iniziamo dividendoli in 3 gruppi

  • BUONO STATO: Non lo indossi perché non ti piace il colore, non va bene la taglia o non ti dona la forma. Però l’indumento è perfetto. Per indossarlo non servono riparazioni, non ci sono macchie né buchi o scuciture. Può essere indossato oggi stesso senza bisogno di modifiche.
  • USATO DISCRETO: Non lo indossi perché servirebbe qualche riparazione. Ci può essere un buchino, qualcosa di scucito o una macchia un po’ grossa che non se ne va. Hai altre mille cose più carine e non ti va di farlo riparare. Il tessuto è sostanzialmente buono, e basterebbe poco per farlo tornare utilizzabile.
  • USATO DA BUTTARE: Mucchio della roba che non ce la fa più. In questo gruppo rientrano biancheria intima, calzini bucati, asciugamani e lenzuola che hanno vent’anni e tutti quei vestiti che hanno fatto il loro 🙂
  • BUONO STATO: i vestiti usati che si trovano in questo gruppo hanno valore come indumenti in se. Possono essere indossati oggi stesso da un’altra persona. Più questa persona è vicina a te, minore sarà l’impatto di questa donazione. Se pensi che nei paesi in via di sviluppo le persone abbiano bisogno dei tuoi vestiti ti sbagli.1
  • USATO DISCRETO: gli indumenti che abbiamo messo in questo gruppo possono avere valore come indumenti se vengono trasformati, o come materia prima (tessuto – accessori) se vengono smembrati. Perché recuperino valore è necessario che delle energie trasformative vengano applicate.
  • USATO DA BUTTARE: gli indumenti che abbiamo messo in questo gruppo possono avere valore se si riesce a rigenerarne la fibra. Per questa trasformazione vengono impiegate una notevole quantità di energie, ma grazie alla ricerca oggi è possibile rigenerare lana con risultati eccellenti, il cotone discretamente e alcune fibre sintetiche2 come nylon e poliestere.

Quindi dove li porto? Una serie di opzioni toscano centriche*

É di fondamentale importanza consegnare i nostri vestiti usati in buono stato a privati e associazioni che si occupano di redistribuirli sul nostro territorio. Devono essere consegnati lavati. Di seguito una lista di associazioni o privati che possono prendere i vostri vestiti in buono stato. Prendere contatto con le varie realtà per concordare i dettagli

  • ARMADILLO – Pistoia: Grazia gestisce questa raccolta di indumenti e accessori usati a Pescia (PT). Al momento l’attività sta vivendo una momento di riflessione, quindi portiamo pazienza.
  • CURANDAIE – Firenze: Il loro sito; in questo momento la raccolta è sospesa ma riprenderà a breve
  • MANITESE – Scandicci: Realtà attiva sul territorio fiorentino dagli anni ’70. > QUI I CONTATTI PER DONARE <
  • RICICLIDEA – Prato: Oltre a organizzare un mercatino basato sul baratto, in questo posto vengono organizzati laboratori e attività connesse al riciclo. > QUI PER ANDARE AL LORO SITO <

Non può essere donato o venduto perché servono riparazioni, ma il tessuto è sostanzialmente buono. Un artigiano potrebbe usarlo per le sue creazioni, ripararlo, modificarlo e venderlo. Segue un elenco di artigiani che lavorano con indumenti di seconda mano, o trasformandoli con ricami / applicazioni, o utilizzandone il tessuto come materia prima. L’elenco è in aggiornamento.

  • IAIA LAB: camicie di cotone e jeans. Laura è una sarta e crea cappelli, marsupi e accessori utilizzando il tessuto di abbigliamento second hand. Zona Lucca, scrivere una mail a laura.serafin86@gmail.com
  • PUNTO: indumenti in felpa. Valentina sono io, sono una sarta e raccolgo indumenti in felpa per recuperarne il tessuto. Zona Firenze, scrivere una mail a valentina@punto.fun o leggere questo articolo
  • T.ART.LAB: giacche di jeans. Sandra è una ricamatrice, e usa questa tecnica per trasformare le giacche di jeans. Zona Grosseto, scrivere una mail a infotratart@gmail.com

Il capo è palesemente vecchio, il tessuto si strappa ed è consumato in più punti. Va smaltito e pertanto è necessario capire di cosa è fatto

  • RIFO LAB: raccolta indumenti in lana cachemire o jeans. RiFò, recupera abbigliamento – anche a domicilio – che utilizza per rigenerarne le fibre. Tutte le informazioni  qui
  • TERRA DI TUTTI: recuperano ombrelli rotti, jeans e sedie. Capannori (LUCCA). Il loro sito www.terraditutti.it
  • RACCOLTA INDIFFERENZIATA: (C’è POLEMICA) Nonostante dal 1 gennaio 2025 i comuni italiani siano obbligati a predisporre una raccolta specifica per i rifiuti tessili, le direttive di Alia Servizi Ambientali S.p.A. sono di conferire gli indumenti e accessori inutilizzati nella raccolta indifferenziata3.
Bidone vestiti usati

In provincia di Firenze i bidoni per la raccolta di indumenti sono gestiti dalla Cooperativa di San Martino4 con cui Alia Servizi Ambientali S.p.A. (l’azienda che si occupa della gestione dei rifiuti) ha stretto un accordo.

Ciò che viene messo nei cassonetti gialli diventa di proprietà della cooperativa di San Martino che li venderà ad aziende che si occuperanno di dividere e rivendere gli indumenti a seconda della tipologia. Gli indumenti o accessori che mettiamo all’interno dei cassonetti vengono considerati un rifiuto urbano, e quindi non possono essere regalati o donati ad associazioni o privati.

“Le ditte che acquistano tale rifiuto si occupano di selezionarlo nelle varie tipologie possibili (dagli indumenti di prima scelta al pezzame fino allo scarto vero e proprio) e, smaltito quanto non commercializzabile, vendono gli abiti selezionati non più come rifiuto ma come indumento usato (1° e 2° scelta ottenuta al termine dell’operazione di recupero). La maggior parte di questi indumenti selezionati prende la via dei paesi dell’Africa, dell’Est Europa, del Sud America, dell’Asia. Una piccola parte, invece, può essere canalizzata verso i mercatini dell’usato italiani. 5 È per questo motivo che non dobbiamo scandalizzarci se ritroviamo sul banco di un mercato dell’usato un capo che avevamo messo dentro un cassonetto.”

Mi piacerebbe iniziare a raccogliere indirizzi e recapiti di realtà fidate e trasparenti che raccolgono e redistribuiscono abbigliamento anche al di fuori della mia ragione. Sono felice di collezionare anche contatti di artigiani e artisti che come me hanno scelto l’abbigliamento usato come materia prima per il loro lavoro.

L’obbiettivo è quello di creare un database di attività davvero impegnata a fare recupero e redistribuzione sul territorio, e che sia consultabile da chi ha necessità di conferire rifiuti tessili.

Se conosci qualche attività di questo tipo scrivimi una mail e sarò felice di aggiornare questo elenco! ♡

valentina@punto.fun oggetto: REALTà RESPONSABILI RACCOLTA USATO

Sebbene la normativa Europea riguardo allo smaltimento dei rifiuti tessili sia chiara, il nostro comune sembra volersi adeguare con i propri tempi. In questo momento la gestione dei rifiuti tessili è gestita da un’associazione di matrice cattolica che contribuisce a inquinare paesi economicamente fragili. La prospettiva più prossima è la costruzione del Textile Hub di Prato che si aspetta di veder entrare in funzione a giugno 2026.

  1. Se non lo hai già fatto, ti invito a guardare questa piccola serie di documentari prodotti da WillMedia e Sky Italia. Durano circa 25 minuti l’uno e ogni episodio tratta il problema della gestione dello scarto o produzione dell’abbigliamento attraverso i luoghi nel mondo che maggiormente risentono dell’inquinamento tessile. ↩︎
  2. Alcune fibre sintetiche possono essere riciclate praticamente all’infinito. Tuttali il procedimento è dispendioso ed inquinante. ↩︎
  3. Provare il loro servizio informativo: dove lo butto e digitare “indumenti inutilizzabili” ↩︎
  4. La Cooperativa di San Martino è diretta emanazione della Caritas Diocesana, è ispirata al Vangelo e all’insegnamento della Chiesa >la loro mission qui< ↩︎
  5. Dal sito della cooperativa di San Martino sezione FAQ ↩︎

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DECLUTTERING EMPATICO – Due eventi in via del Porcellana

Sono molto felice di annunciarvi che abbiamo finalmente la possibilità di incontrarci dal vivo! 
Qualche settimana fa ho incontrato  la Silvia di AllSistersStudio e abbiamo concepito questi due giorni per parlare di leggerezza e consapevolezza nei nostri armadi.  (Lei lo racconta in questo articolo)

Saranno due aperitivi per parlare dei nostri armadi e dei vestiti che ci abbiamo messo dentro, in particolare cercheremo di capire come liberarci responsabilmente di tutti quei capi che occupano spazio e bloccano la nostra trasformazione. Ci concentreremo anche sulle soluzioni pratiche, fornendoti una lista di associazioni e artigiani interessati a quei capi che per te rappresentano un blocco, e per loro sono un preziosissimo materiale creativo.

I due eventi si terranno da All Sister Studio, in Via del Porcellana 57/59r – Firenze, il 28 Maggio e il 4 Giugno. Sono ad ingresso libero anche se è necessario prenotare.

AllSistesStudio è uno spazio creativo che si trova a Firenze,  molto vicino alla stazione di Santa Maria novella.
Lo spazio è abitato in pianta stabile da Silvia Baracani, architetta olistica e Maya Boll, artista e tatuatrice. Intorno allo spazio gravitano poi altre professionalità, altre sorelle.
Il posto è molto accogliente, e tutto ruota intorno a questo salottino, dove vengono organizzati piccoli eventi e corsi, in un’atmosfera così rilassante e protetta che ha fatto sentire a mio agio anche me! 🦔


Decluttering dell’armadio – Fare spazio alla nuova te
Con Silvia Baracani e Valentina di Punto.fun

Un Salotto dedicato a quegli abiti che non parlano più di noi. Ti aiuteremo a guardare il tuo armadio con occhi nuovi. Con empatia, ma anche con ironia e immaginazione.

Ti aspetta un salotto per:
– lasciare andare ciò che non ti rappresenta più
– riscoprire il valore del dono, della trasformazione e del riciclo
– ricevere una lista di possibilità concrete per ripartire 

 Mercoledì 28 maggio – h 18:00 – Via del Porcellana 57/59r – Firenze

Ricicla la tua felpa! Troviamo una destinazione per i vestiti che non vuoi più
Con Silvia Baracani, Valentina di Punto.fun e Maya Boll 

Due ore insieme per parlare di riuso, creatività e possibilità.

★ BARATTA CON PUNTO! Porta le tue vecchie felpe e ricevi buoni sconto da 7 euro ogni kg di felpa donata. I buoni sono validi per gli acquisti su www.punto.fun. Più informazioni su materiali adatti >>qui<<

★ SESSIONE DI ACTION PRINTING con Maya Boll. Porta una t-shirt chiara e fatevi stampare in diretta il logo delle All Sisters. Un gesto collettivo e affettivo, che parla di unione, alleanze, sorellanze.

 Martedì 4 giugno – h 18:00–20:00 – Via del Porcellana 57/59r – Firenze

Conferma la tua presenza al 348 0840303 per permetterci di organizzare al meglio


Il posto è in pieno centro storico di Firenze,  a due passi da Piazza santa Maria Novella. Il modo migliore per raggiungerlo è in treno/mezzi pubblici. Per accedere all’interno c’è un gradino. 

Se vi servono sono più informazioni scrivetemi una mail 

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Deadstock, tessuti ritrovati

Nel mondo della moda, esiste un’enorme quantità di tessuti nuovi, mai utilizzati, che rimangono nei magazzini per anni. Sono i tessuti deadstock, materiali spesso di altissima qualità che, rischiano di restare inutilizzati o, peggio, smaltiti come rifiuti.

Com’è che questi tessuti non vengono utilizzati? L’industria tessile, non è tra le più responsabili che ci siano. La maggior parte delle volte i tessuti sono prodotti in eccesso, e in altri casi i materiali vengono rifiutati dal cliente che non li ritiene conformi alle proprie aspettative. Le giacenze di magazzino sono dovute principalmente a:

  • Eccesso di produzione: Le aziende tessili producono più tessuto del necessario per prevenire carenze durante la produzione.
  • Cambiamenti nelle collezioni: Le case di moda possono modificare le loro linee, lasciando inutilizzati i tessuti precedentemente ordinati.
  • Ordini annullati: Clienti che cancellano o riducono gli ordini, lasciando i fornitori con materiali in eccedenza.
  • Fine serie: Tessuti legati a tendenze passate che non sono più richiesti sul mercato.

Il termine” fallato” si riferisce a tessuti che presentano difetti o imperfezioni. In generale indica un tessuto con un problema. I falli possono essere di varia natura, e soprattutto più o meno invalidanti. Questi difetti possono variare da piccole imperfezioni a problemi più evidenti nella tessitura o nel colore. I falli sono generalmente segnalati con un adesivo sulla cimosa del tessuto, e nell’ottica della produzione artigianale, molto sepesso è sufficiente prestare attenzione durante il taglio per aggirare il problema evitando il difetto. Solo una piccola percentuale dei tessuti deadstock sono fallati e la maggior parte di questi sono perfetti e senza alcun difetto.

Prato, in Toscana è fin da tempi antichi un centro nevralgico nella produzione e gestione dei tessili. Già rinomata nel Medioevo come centro manifatturiero per la lana, nel XIX secolo viene perfezionata una tecnica di rigenerazione che permette di ottenere filati paragonabili al nuovo, riciclando vecchi indumenti. Ad oggi Prato continua ad essere un polo fondamentale per l’industria tessile. Dalla produzione alla vendita, senza trascurare la gestione dell’invenduto, la rigenerazione o lo smistamento del second hand. Per chi sta cercando tessuti deadstock in quantità significative, è una tappa quasi obbligata.

Negli ultimi anni, sono nati diversi servizi online che mettono a disposizione dei privati tessuti deadstock. Queste piattaforme offrono una vasta gamma di materiali in eccedenza, permettendo a designer indipendenti e appassionati di cucito di acquistare stoffe di qualità a prezzi accessibili. Questo ha democratizzato l’accesso a materiali pregiati, promuovendo una moda più sostenibile e consapevole.

Core nera

Il costo inferiore dei tessuti deadstock rappresenta un’opportunità unica per piccole realtà come PUNTO. Grazie a questi materiali, possiamo accedere a stoffe di alta qualità mantenendo i prezzi competitivi. Questo ci permette di offrire ai nostri clienti prodotti eccellenti senza compromettere la sostenibilità.

Questo è l’obbiettivo principale della linea CORE, realizzata interamente con tessuti deadstock e dedicata a chi preferisce liberarsi dal superfluo e concentrare tutte le risorse sulla funzionalità e sulla qualità.

>>> SCOPRI CORE QUI <<<

Vuoi guardare un video in cui parlo di questo argomento? Lo trovi sulla mia pagina Instagram


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guida materiali per baratto

Questo articolo serve a integrare questo: Baratto, pagami in felpe. Se non l’hai letto fallo.

Anche se con felpa si intende solitamente un indumento sportivo con cappuccio o senza, merceologicamente la felpa è un tessuto. Per la precisione è una maglia, perché ottenuta da un unico filato a differenza di un tessuto che ne ha due (trama e ordito). La lavorazione a maglia gli conferisce elasticità. 

Per quanto riguarda la composizione del filato è tradizionalmente di cotone, anche se spesso si trovano maglie di felpa con composizione mista (Poliestere Spandex Viscosa) La composizione del filato determinerà la mano del tessuto, la sua lucentezza, la sua capacità di trattenere il calore, l’elasticità e ovviamente il modo in cui il tessuto deve essere smaltito. 

Il dritto della felpa (quello che vediamo di un indumento) è solitamente rasato, il rovescio (il lato a contatto con il corpo) può essere garzato o non garzato.

felpa tessuto
dritto rasato – rovescio garzato (ovvero pelosetto)
felpa tessuto
dritto rasato – rovescio non garzato

Si può pensare che dalla lavorazione del rovescio sia determinata la pesantezza del capo, ed in parte è così, ma è il peso del tessuto (g/m²) che fa la vera differenza. In pratica lo spessore del materiale. Per fare un esempio una maglietta si aggira tra i 130 e i 160 grammi al metro quadrato. Per la felpa le grammature si aggirano tra i 240 e i 300 g/m².

Quello che cerco sono indumenti di felpa, anche a composizione mista. Vanno bene pantaloni, felpe con e senza cappuccio, con o senza cerniera. Perfetti sono indumenti per adulto senza grandi loghi.

Vanno bene felpe brutte, stampe orrende, colori pazzi. Confesso il mio debole per la pelliccia sintetica che accetto per simpatia. Valuto anche il pile.

Quello che non sto cercando sono indumenti sportivi di altro materiale. Non sono interessata a quelle tute scivolose che andavano di moda negli anni 90. Quindi niente acrilico, acetato, triacetato e poliestere, se non in percentuali molto basse. 

Non sto cercando maglioni. Non sto cercando pellicce. 

Ecco qualche esempio:

Per ogni dubbio, richiesta di informazioni o curiosità, scrivimi una mail, cercherò di guidarti passo passo!

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Unicorni zombie, ho provato l’AI di Canva

Avevo bisogno di unicorni zombie: ho provato l’intelligenza artificiale (AI) di Canva e vi dico subito che è stato divertente. Alla fine sono anche riuscita ad ottenere più o meno l’immagine che volevo.

Non mi sto a dilungare sullo strumento, come funziona o cosa ne penso sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale per la creazione di immagini. Vi dico che la mia esperienza è stata piacevole e a tratti sorprendente.

Lo strumento ti chiede di inserire una descrizione dell’immagine che vuoi ottenere. La mia era più o meno questa:

“Accampamento post apocalittico con persone e animali nel bosco, accerchiato da unicorni zombie” e variazioni sul tema.

La cosa più difficile di tutte è stato spiegare all’AI il concetto di Unicorni Zombie.

Vi lascio una gallery dei risultati meglio venuti o più divertenti. Cliccando e ingrandendo ogni immagine potrete scovare delle incongruenze divertenti. Braccia che spuntano dal petto della gente, animali con un numero imprecisato di gambe.

Ma soprattutto, a cosa servono gli unicorni zombie? Per illustrare l’introduzione alla mia newsletter.

Si chiama ZombieCorn, parla di unicorni zombie e ti puoi iscrivere compilando il form

Più informazioni sulla newsletter QUI


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Simboli di lavaggio

Una corretta manutenzione dei nostri vestiti è fondamentale per farli durare nel tempo. Come fare questa manutenzione ce lo dicono i simboli sull’etichetta di lavaggio. Questa è solitamente cucita all’interno del capo, spesso sul fianco sinistro. Ma cosa vogliono dire quei simboli e come leggere l’etichetta?

La composizione di un tessuto è solitamente la prima cosa indicata nell’etichetta, che riporterà le percentuali delle fibre che lo compongono, ad esempio 100% cotone o 60% lana 40% acrilico.

La maggior parte delle volte questa informazione è sufficiente per una corretta manutenzione dell’indumento. Su questo blog c’è un articolo in cui trovi un elenco delle fibre tessili più comuni, le loro caratteristiche e come prendersene cura.

Sotto alla composizione troveremo poi una sfilza di simboli. Alcuni sono davvero chiari ed è facile capire cosa significano. Per altri invece la questione si fa un po’ più spinosa. Vediamoli

Le informazioni di lavaggio ci vengono fornite dal simbolo della vaschetta. 

Se la vaschetta è vuota è consentito il lavaggio in acqua con qualsiasi ciclo e temperatura. 

Una mano all’interno della vaschetta ci dice che il capo va lavato a mano.

Se all’interno della vaschetta è presente un numero questo corrisponde alla temperatura massima consentita per quel capo. Se sotto alla vaschetta è presente una linea questa indica che è necessario un ciclo delicato.

La vaschetta può essere barrata, questo vuole dire che il capo non può essere lavato in acqua.

Indicata dal simbolo del ferro da stiro accompagnato da puntini, che corrispondono a temperatura bassa, media, o massima. 

Un ferro da stiro con una X sotto indica che è sconsigliato o vietato l’utilizzo del vapore.

Le temperature per il ferro: MINIMA fino a110°; MEDIA da 110° a 150°; MASSIMA fino a 220°

Il quadrato fa riferimento all’asciugatura. 

Con un cerchio all’interno si riferisce all’asciugatrice indicandone la temperatura. Questa viene, come nel caso del ferro da stiro, indicata con pallini. Una linea sotto al quadrato indica la necessità di impostare un ciclo delicato.

Un quadrato vuoto indica invece l’asciugatura all’aria aperta. All’interno del quadrato possono esserci linee: in verticale se il capo deve essere appeso, in orizzontale se è bene asciugare il capo in piano.

Il lavaggio a secco è un procedimento riservato ai professionisti del settore e può essere effettuato in lavanderia. Una lettera all’interno del cerchio indica quali prodotti chimici sono consentiti o esclusi. 

Nella manutenzione ordinaria non ci interessa realmente questa sezione, in quanto è dedicata a procedimenti di lavaggio eseguiti da professionisti del settore.


Sulla tua etichetta c’è un simbolo sconosciuto o misterioso? Chiedi consiglio ad una lavanderia, fai una ricerca su internet o lascia un commento qui sotto! Vediamo di darti una mano!


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Come lavare la tua felpa

lavare felpa - etichetta lavaggio

Vediamo come lavare la tua felpa PUNTO. Perché ci siamo ripetuti mille mila volte che dobbiamo comprare meglio, che dobbiamo acquistare vestiti di qualità, ma una corretta manutenzione è fondamentale perché quell’oggetto duri nel tempo. 

Vedremo come lavare a asciugare quella bella felpa che ti sei comprat* o stai pensando di comprare.

I consigli che troverete di seguito si possono applicare a qualsiasi tuta o capo in felpa, ove non sia specificato diversamente nell’etichetta.

(A proposito di etichette: sai come decodificarle?)

Buona notizia: lavare la tua felpa è facile. La puoi mettere in lavatrice usando un lavaggio normale a massimo 40 gradi. 

Personalmente consiglio di non utilizzare la centrifuga a tutta manetta. 800 giri al minuto saranno sufficienti, ma se arrivi a 1000 non succede niente.

Usa una quantità ragionevole di detersivo. Troppo detersivo, oltre che inutile e inquinante, rischia di danneggiare la tua bella felpa. Se non viene risciacquato bene il detersivo in eccesso può danneggiare e spezzare le fibre di cotone, e a lungo andare provocare strappi.

Ammorbidente: l’ammorbidente a lungo andare crea una patina sulle fibre che le rende meno assorbenti. D’altra parte però aiuta a mantenere le fibre morbide e fibre morbide sono indispensabili perché il capo invecchi più lentamente. Quindi a voi la scelta. Io personalmente lo uso, senza esagerare con le dosi. 

Separare i colori. Una cosa fondamentale per non fare disastri è imparare a separare i colori. Metti la tua felpa in lavatrice solo con colori simili. Solitamente abbassando la temperatura sotto ai 30 gradi si è più al sicuro dal rischio di dispersione di colore e tinture involontarie. Temperature fredde aiutano anche a preservare i colori brillanti nel tempo. 

Considera di pretrattate le macchie più evidenti. Se non sai come fare qui se ne parla ( MACCHIE COMUNI: COSA FARE)

Lavare a rovescio e con la cerniera chiusa

Lo stiro è consentito a temperatura media, ovvero compresa tra 110 e 150°. 

Tuttavia è necessario fare attenzione alle stampe gommose, evitando di stirarle se non volete ritrovarvele attaccate al ferro. È invece sempre possibile stirare i miei pattern che sono stampati con una vernice che impregna le fibre, e senza l’aggiunta di pellicole.

L’asciugatrice è consentita a basse temperature, meglio ancora se con cicli delicati. Tuttavia il metodo migliore per asciugare una felpa PUNTO è in piano, meglio se a rovescio, in luogo ventilato e al riparo dai raggi del sole. Quando è bagnata la fibra di cotone è delicata e non particolarmente elastica quindi è vivamente sconsigliato far asciugare qualsiasi capo in cotone direttamente sulle grucce (o stampelle) per evitare deformazioni o rotture nella zona delle spalle. 

Il mio consiglio è, dove non è possibile stenderla in piano, di cambiare di frequente posizione alla felpa, ad esempio mettendola prima al dritto poi al rovescio.

  • Non strizzare o torcere da bagnata
  • Non candeggiare
  • Lavaggio a secco sconsigliato. Rivolgersi a professionisti
  • Non la riporre mai umida nell’armadio
  1. Seguire sempre le istruzioni riportate nell’etichetta. Se non sai decodificare le etichette, trovi tutto o quasi sull’argomento qui.
  2. Carica la lavatrice con criterio: l’ideale è 3/4 del cestello.
  3. Non lasciare i vestiti bagnati nella lavatrice. Toglili sempre il prima possibile.
  4. Frequenza di lavaggio: Lavare un tessuto è da considerare un’azione stressante per questo’ultimo. Lava il tuo indumento solo quando è necessario, e fallo nella maniera più delicata possibile.
  5. Separa i colori quando fai la lavatrice.
  6. Separa i tessuti quando fai la lavatrice
  7. Nel dubbio acqua fredda
  8. Lavare i vestiti a rovescio è un buon modo per allungarne la vita
  9. Ricordati di chiudere sempre le cerniere e i bottoni prima di mettere un indumento in lavatrice
  10. Considera di lavare i capi più delicati utilizzando sacchetti protettivi.
  11. Quando ti macchi e te ne accorgi, intervieni prontamente: QUI una serie di consigli per le macchie più frequenti
  12. Se puoi evita di usare l’asciugatrice
  13. A meno che non si tratti di lenzuola bianche, non mettere ad asciugare i vestiti in pieno sole
  14. Se ti accorgi di piccoli buchi o scuciture riparali (o falli riparare) prima che si trasformino in voragini.
  15. Non fare esperimenti proprio al centro del tuo capo. Se vuoi provare la temperatura del ferro o il tuo nuovo prodotto miracoloso per le macchie di tè, fallo in un punto nascosto, come l’interno delle tasche o del cappuccio
  16. Conservare i vestiti ben piegati nell’armadio è meglio che appenderli
  17. Non mettere la roba troppo pigiata nell’armadio.
  18. Fare il cambio di stagione all’armadio è un buon modo per avere davvero presente quello che c’è dentro
  19. Occhio all’umidità. Non mettere le cose umide nell’armadio per evitare che si formi la muffa.
  20. Dai aria al tuo armadio aprendo le ante
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Macchie comuni: come toglierle dai tuoi vestiti

Vediamo come eliminare le macchie più comuni dai nostri vestiti. Vi sorprenderà ma la parola bicarbonato compare solo una volta!

Ci sono certe macchie che sono davvero noiose. Ad esempio le macchie del caffè, odiose e difficili da mandare via. Bad News. Molto spesso il lavaggio in lavatrice fissa la macchia per sempre o quasi. Mi sentirete dirlo fino alla stupidità ma la tempestività e fondamentale per buoni risultati.

D’altra parte non si può passare la vita ad aver paura di sporcarsi. Quindi armiamoci di leggerezza, olio di gomito e vediamo se c’è qualcosa che si può fare per queste stupide macchie.

Innanzi tutto, le macchie difficili vanno pretrattate, ovvero, vanno eliminate prima di mettere il capo in lavatrice.

In commercio esiste una gran varietà di prodotti specifici per le macchie più comuni. Io ho usato spesso quello per le macchie di grasso, e devo dire con risultati sorprendenti. Non sono prodotti per la pulizia ordinaria, se ne usa qualche di goccia solo sulla macchia da trattare. Sono prodotti un po’ aggressivi, e sono certa anche piuttosto inquinanti. Tuttavia riescono a risolvere il problema il 90% delle volte, evitando sprechi di diverso tipo ( lavare la stessa cosa 5 volte, dover buttare un capo rovinato).

In questo articolo vedremo come affrontare le macchie pi comuni con rimedi casalinghi e con ingredienti che quasi sicuramente avete in casa. Ci sono però tre cose che vanno tenute a mente fin da subito:

  • Il tempismo è fondamentale
  • Nel dubbio usare acqua fredda
  • Sapone liquido, spazzolino e giù strofinare, funzionano il 70% delle volte.

Ma andiamo a vedere macchia per macchia.

macchie comuni - olio

In questo caso è necessario mantenere il sangue freddo. Non strofinare l’area per evitare che la macchia si espanda. Tamponarla velocemente usando la carta assorbente. Distribuire una piccola quantità di sgrassatore o detersivo per i piatti e lasciare agire qualche minuto prima di risciacquare e procedere con il lavaggio normale. è possibile usare anche del talco prima del detersivo, per assorbire la maggior parte del grasso senza strofinare. 

macchie comuni - sangue

Parola d’ordine: acqua fredda, meglio se gelida. Niente al mondo fissa una macchia di sangue come l’acqua calda. Se la macchia è secca usare l’acqua ossigenata per riattivala e poi acqua fredda e strofinare con sapone da bucato. In questi casi un detergente specifico può davvero aiutare. Se la macchia di sangue è molto vecchia può essere utile anche il detergetnte per macchie di ruggine

macchie comuni - gelato

Anche in questo caso per evitare che la macchia si fissi bisogna pretrattate con acqua fredda. Usare una spazzola da bucato, o spazzolino e lavare con sapone di marsiglia. Risciacquare abbondantemente. Anche in questi casi se la macchia è vecchia si può provare a riattivare usando l’acqua ossigenata.

macchie comuni - vino

Tempestività, innanzitutto. Tra le macchie più comuni quella di vino rosso è quella che è più facile da mandare via se si agisce immediatamente. Se messa sotto un getto d’ascia fredda prima che si secchi, la macchia sparisce praticamente all’istante senza lasciare aloni. Se non potete farlo Tamponare la zona interessata con un fazzoletto o un panno e cospargere di bicarbonato o talco, che assorbiranno l’umidità in eccesso. Il succo di limone è un buon alleato contro le macchie di vino rosso, quindi cospargere la macchia di succo e lasciare agire per 10-15 minuti.  Se il tessuto lo consente, lavare la zona interessata con acqua bollente e risciacquare con acqua fredda.

macchie comuni - caffè

Votatevi a qualche santo perché tè e caffè sono veramente difficili da smacchiare. 

Innanzitutto tamponare per contenere la macchia e provare a sciacquare immediatamente con acqua fredda. Se la macchia persiste, si può provare con una soluzione di acqua e alcool, ma solamente su tessuti resistenti. In questo caso suggerisco vivamente l’utilizzo di un detergente specifico.

macchie comuni - erba

Provare inumidendo la zona e poi strofinare con acqua e sapone liquido o di marsiglia. Lasciare agire e risciaquare. In caso sia rimasto qualche alone provare con un panno o batuffolo di cotone imbevuto di alcool. 

macchie comuni - inchiostro

Potete provare a cospargerla di sale ( che assorbe l’eccesso di liquido) e successivamente con succo di limone. Segni di penna a sfera possono essere eliminati usando un cotton fioc imbevuto di alcool.

macchie comuni - fango

Una volta secco, spazzolare o sbattere per togliere l’eccesso. Il fango deve essere reidratato, quindi lavato via con acqua e sapone frizionando. Il mio libro sulle macchie1 dice di passare sulla macchia una fetta di patata cruda. Sinceramente non ne ho mai avuto bisogno, però non si sa mai. Se necessario ripetere l’operazione più volte, poi procedere alla manutenzione ordinaria dell’indumento.

  • Se volete per forza utilizzare, benzina, latticello e ammoniaca, andate a consultare la Piccola Enciclopedia del Bucato, Miele, la trovate qui in formato pdf.
  • Un altro pdf che può essere utile da stampare e studiare prima di addormentarsi QUI
  1. Come tenere la casa a posto, di Fiamma Niccolini Adimari, 1986. Un vero concentrato di patriarcato e sottomissione femminile. Spero sia fuori commercio. Tuttavia contiene informazioni valide sulla manutenzione, e ahimè a volte lo consulto. ↩︎