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Cosa fare dei tuoi vestiti usati?

Quante volte abbiamo sentito dire che la moda è uno dei settori più inquinanti al mondo? Se è vero che la moda inquina soprattutto perché la consumiamo a ritmi forsennati, d’altra parte è impossibile conservare i nostri indumenti per sempre, soprattutto se decidiamo di passare a uno stile di vita più minimale. Questo articolo serve per dare indicazioni pratiche a chi decide che è ora di sbarazzarsi di qualche vecchio capo d’abbigliamento, anche in vista della serie di eventi a tema Decluttering Empatico in programma a Firenze, il 28 Maggio e 4 Giugno.

Quando ci liberiamo di un capo d’abbigliamento siamo portati a pensare che lo stiamo donando. Quello che stiamo facendo in realtà è conferire un rifiuto. Questo è uno dei fraintendimenti su cui si basa l’industria del fast fashion e la de responsabilizzazione negli acquisti.

É del tutto sano e comune avere la necessità di smaltire rifiuti tessili, e dobbiamo intenderli più o meno come facciamo con le plastiche o con il tetra pack, quindi capire dove metterli o a chi affidarli.

Il primo passo per capire qual è la destinazione migliore per i tuoi capi è capire quanto sono usurati. Si tratta sostanzialmente di capire che cosa può essere recuperato; iniziamo dividendoli in 3 gruppi

  • BUONO STATO: Non lo indossi perché non ti piace il colore, non va bene la taglia o non ti dona la forma. Però l’indumento è perfetto. Per indossarlo non servono riparazioni, non ci sono macchie né buchi o scuciture. Può essere indossato oggi stesso senza bisogno di modifiche.
  • USATO DISCRETO: Non lo indossi perché servirebbe qualche riparazione. Ci può essere un buchino, qualcosa di scucito o una macchia un po’ grossa che non se ne va. Hai altre mille cose più carine e non ti va di farlo riparare. Il tessuto è sostanzialmente buono, e basterebbe poco per farlo tornare utilizzabile.
  • USATO DA BUTTARE: Mucchio della roba che non ce la fa più. In questo gruppo rientrano biancheria intima, calzini bucati, asciugamani e lenzuola che hanno vent’anni e tutti quei vestiti che hanno fatto il loro 🙂
  • BUONO STATO: i vestiti usati che si trovano in questo gruppo hanno valore come indumenti in se. Possono essere indossati oggi stesso da un’altra persona. Più questa persona è vicina a te, minore sarà l’impatto di questa donazione. Se pensi che nei paesi in via di sviluppo le persone abbiano bisogno dei tuoi vestiti ti sbagli.1
  • USATO DISCRETO: gli indumenti che abbiamo messo in questo gruppo possono avere valore come indumenti se vengono trasformati, o come materia prima (tessuto – accessori) se vengono smembrati. Perché recuperino valore è necessario che delle energie trasformative vengano applicate.
  • USATO DA BUTTARE: gli indumenti che abbiamo messo in questo gruppo possono avere valore se si riesce a rigenerarne la fibra. Per questa trasformazione vengono impiegate una notevole quantità di energie, ma grazie alla ricerca oggi è possibile rigenerare lana con risultati eccellenti, il cotone discretamente e alcune fibre sintetiche2 come nylon e poliestere.

Quindi dove li porto? Una serie di opzioni toscano centriche*

É di fondamentale importanza consegnare i nostri vestiti usati in buono stato a privati e associazioni che si occupano di redistribuirli sul nostro territorio. Devono essere consegnati lavati. Di seguito una lista di associazioni o privati che possono prendere i vostri vestiti in buono stato. Prendere contatto con le varie realtà per concordare i dettagli

  • ARMADILLO – Pistoia: Grazia gestisce questa raccolta di indumenti e accessori usati a Pescia (PT). Al momento l’attività sta vivendo una momento di riflessione, quindi portiamo pazienza.
  • CURANDAIE – Firenze: Il loro sito; in questo momento la raccolta è sospesa ma riprenderà a breve
  • MANITESE – Scandicci: Realtà attiva sul territorio fiorentino dagli anni ’70. > QUI I CONTATTI PER DONARE <
  • RICICLIDEA – Prato: Oltre a organizzare un mercatino basato sul baratto, in questo posto vengono organizzati laboratori e attività connesse al riciclo. > QUI PER ANDARE AL LORO SITO <

Non può essere donato o venduto perché servono riparazioni, ma il tessuto è sostanzialmente buono. Un artigiano potrebbe usarlo per le sue creazioni, ripararlo, modificarlo e venderlo. Segue un elenco di artigiani che lavorano con indumenti di seconda mano, o trasformandoli con ricami / applicazioni, o utilizzandone il tessuto come materia prima. L’elenco è in aggiornamento.

  • IAIA LAB: camicie di cotone e jeans. Laura è una sarta e crea cappelli, marsupi e accessori utilizzando il tessuto di abbigliamento second hand. Zona Lucca, scrivere una mail a laura.serafin86@gmail.com
  • PUNTO: indumenti in felpa. Valentina sono io, sono una sarta e raccolgo indumenti in felpa per recuperarne il tessuto. Zona Firenze, scrivere una mail a valentina@punto.fun o leggere questo articolo
  • T.ART.LAB: giacche di jeans. Sandra è una ricamatrice, e usa questa tecnica per trasformare le giacche di jeans. Zona Grosseto, scrivere una mail a infotratart@gmail.com

Il capo è palesemente vecchio, il tessuto si strappa ed è consumato in più punti. Va smaltito e pertanto è necessario capire di cosa è fatto

  • RIFO LAB: raccolta indumenti in lana cachemire o jeans. RiFò, recupera abbigliamento – anche a domicilio – che utilizza per rigenerarne le fibre. Tutte le informazioni  qui
  • TERRA DI TUTTI: recuperano ombrelli rotti, jeans e sedie. Capannori (LUCCA). Il loro sito www.terraditutti.it
  • RACCOLTA INDIFFERENZIATA: (C’è POLEMICA) Nonostante dal 1 gennaio 2025 i comuni italiani siano obbligati a predisporre una raccolta specifica per i rifiuti tessili, le direttive di Alia Servizi Ambientali S.p.A. sono di conferire gli indumenti e accessori inutilizzati nella raccolta indifferenziata3.
Bidone vestiti usati

In provincia di Firenze i bidoni per la raccolta di indumenti sono gestiti dalla Cooperativa di San Martino4 con cui Alia Servizi Ambientali S.p.A. (l’azienda che si occupa della gestione dei rifiuti) ha stretto un accordo.

Ciò che viene messo nei cassonetti gialli diventa di proprietà della cooperativa di San Martino che li venderà ad aziende che si occuperanno di dividere e rivendere gli indumenti a seconda della tipologia. Gli indumenti o accessori che mettiamo all’interno dei cassonetti vengono considerati un rifiuto urbano, e quindi non possono essere regalati o donati ad associazioni o privati.

Le ditte che acquistano tale rifiuto si occupano di selezionarlo nelle varie tipologie possibili (dagli indumenti di prima scelta al pezzame fino allo scarto vero e proprio) e, smaltito quanto non commercializzabile, vendono gli abiti selezionati non più come rifiuto ma come indumento usato (1° e 2° scelta ottenuta al termine dell’operazione di recupero). La maggior parte di questi indumenti selezionati prende la via dei paesi dell’Africa, dell’Est Europa, del Sud America, dell’Asia. Una piccola parte, invece, può essere canalizzata verso i mercatini dell’usato italiani. 5 È per questo motivo che non dobbiamo scandalizzarci se ritroviamo sul banco di un mercato dell’usato un capo che avevamo messo dentro un cassonetto.”

Mi piacerebbe iniziare a raccogliere indirizzi e recapiti di realtà fidate e trasparenti che raccolgono e redistribuiscono abbigliamento anche al di fuori della mia ragione. Sono felice di collezionare anche contatti di artigiani e artisti che come me hanno scelto l’abbigliamento usato come materia prima per il loro lavoro.

L’obbiettivo è quello di creare un database di attività davvero impegnata a fare recupero e redistribuzione sul territorio, e che sia consultabile da chi ha necessità di conferire rifiuti tessili.

Se conosci qualche attività di questo tipo scrivimi una mail e sarò felice di aggiornare questo elenco! ♡

valentina@punto.fun oggetto: REALTà RESPONSABILI RACCOLTA USATO

Sebbene la normativa Europea riguardo allo smaltimento dei rifiuti tessili sia chiara, il nostro comune sembra volersi adeguare con i propri tempi. In questo momento la gestione dei rifiuti tessili è gestita da un’associazione di matrice cattolica che contribuisce a inquinare paesi economicamente fragili. La prospettiva più prossima è la costruzione del Textile Hub di Prato che si aspetta di veder entrare in funzione a giugno 2026.

  1. Se non lo hai già fatto, ti invito a guardare questa piccola serie di documentari prodotti da WillMedia e Sky Italia. Durano circa 25 minuti l’uno e ogni episodio tratta il problema della gestione dello scarto o produzione dell’abbigliamento attraverso i luoghi nel mondo che maggiormente risentono dell’inquinamento tessile. ↩︎
  2. Alcune fibre sintetiche possono essere riciclate praticamente all’infinito. Tuttali il procedimento è dispendioso ed inquinante. ↩︎
  3. Provare il loro servizio informativo: dove lo butto e digitare “indumenti inutilizzabili” ↩︎
  4. La Cooperativa di San Martino è diretta emanazione della Caritas Diocesana, è ispirata al Vangelo e all’insegnamento della Chiesa >la loro mission qui< ↩︎
  5. Dal sito della cooperativa di San Martino sezione FAQ ↩︎

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Simboli di lavaggio

Una corretta manutenzione dei nostri vestiti è fondamentale per farli durare nel tempo. Come fare questa manutenzione ce lo dicono i simboli sull’etichetta di lavaggio. Questa è solitamente cucita all’interno del capo, spesso sul fianco sinistro. Ma cosa vogliono dire quei simboli e come leggere l’etichetta?

La composizione di un tessuto è solitamente la prima cosa indicata nell’etichetta, che riporterà le percentuali delle fibre che lo compongono, ad esempio 100% cotone o 60% lana 40% acrilico.

La maggior parte delle volte questa informazione è sufficiente per una corretta manutenzione dell’indumento. Su questo blog c’è un articolo in cui trovi un elenco delle fibre tessili più comuni, le loro caratteristiche e come prendersene cura.

Sotto alla composizione troveremo poi una sfilza di simboli. Alcuni sono davvero chiari ed è facile capire cosa significano. Per altri invece la questione si fa un po’ più spinosa. Vediamoli

Le informazioni di lavaggio ci vengono fornite dal simbolo della vaschetta. 

Se la vaschetta è vuota è consentito il lavaggio in acqua con qualsiasi ciclo e temperatura. 

Una mano all’interno della vaschetta ci dice che il capo va lavato a mano.

Se all’interno della vaschetta è presente un numero questo corrisponde alla temperatura massima consentita per quel capo. Se sotto alla vaschetta è presente una linea questa indica che è necessario un ciclo delicato.

La vaschetta può essere barrata, questo vuole dire che il capo non può essere lavato in acqua.

Indicata dal simbolo del ferro da stiro accompagnato da puntini, che corrispondono a temperatura bassa, media, o massima. 

Un ferro da stiro con una X sotto indica che è sconsigliato o vietato l’utilizzo del vapore.

Le temperature per il ferro: MINIMA fino a110°; MEDIA da 110° a 150°; MASSIMA fino a 220°

Il quadrato fa riferimento all’asciugatura. 

Con un cerchio all’interno si riferisce all’asciugatrice indicandone la temperatura. Questa viene, come nel caso del ferro da stiro, indicata con pallini. Una linea sotto al quadrato indica la necessità di impostare un ciclo delicato.

Un quadrato vuoto indica invece l’asciugatura all’aria aperta. All’interno del quadrato possono esserci linee: in verticale se il capo deve essere appeso, in orizzontale se è bene asciugare il capo in piano.

Il lavaggio a secco è un procedimento riservato ai professionisti del settore e può essere effettuato in lavanderia. Una lettera all’interno del cerchio indica quali prodotti chimici sono consentiti o esclusi. 

Nella manutenzione ordinaria non ci interessa realmente questa sezione, in quanto è dedicata a procedimenti di lavaggio eseguiti da professionisti del settore.


Sulla tua etichetta c’è un simbolo sconosciuto o misterioso? Chiedi consiglio ad una lavanderia, fai una ricerca su internet o lascia un commento qui sotto! Vediamo di darti una mano!


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Come lavare la tua felpa

lavare felpa - etichetta lavaggio

Vediamo come lavare la tua felpa PUNTO. Perché ci siamo ripetuti mille mila volte che dobbiamo comprare meglio, che dobbiamo acquistare vestiti di qualità, ma una corretta manutenzione è fondamentale perché quell’oggetto duri nel tempo. 

Vedremo come lavare a asciugare quella bella felpa che ti sei comprat* o stai pensando di comprare.

I consigli che troverete di seguito si possono applicare a qualsiasi tuta o capo in felpa, ove non sia specificato diversamente nell’etichetta.

(A proposito di etichette: sai come decodificarle?)

Buona notizia: lavare la tua felpa è facile. La puoi mettere in lavatrice usando un lavaggio normale a massimo 40 gradi

Personalmente consiglio di non utilizzare la centrifuga a tutta manetta. 800 giri al minuto saranno sufficienti, ma se arrivi a 1000 non succede niente.

Usa una quantità ragionevole di detersivo. Troppo detersivo, oltre che inutile e inquinante, rischia di danneggiare la tua bella felpa. Se non viene risciacquato bene il detersivo in eccesso può danneggiare e spezzare le fibre di cotone, e a lungo andare provocare strappi.

Ammorbidente: l’ammorbidente a lungo andare crea una patina sulle fibre che le rende meno assorbenti. D’altra parte però aiuta a mantenere le fibre morbide e fibre morbide sono indispensabili perché il capo invecchi più lentamente. Quindi a voi la scelta. Io personalmente lo uso, senza esagerare con le dosi. 

Separare i colori. Una cosa fondamentale per non fare disastri è imparare a separare i colori. Metti la tua felpa in lavatrice solo con colori simili. Solitamente abbassando la temperatura sotto ai 30 gradi si è più al sicuro dal rischio di dispersione di colore e tinture involontarie. Temperature fredde aiutano anche a preservare i colori brillanti nel tempo. 

Considera di pretrattate le macchie più evidenti. Se non sai come fare qui se ne parla ( MACCHIE COMUNI: COSA FARE)

Lavare a rovescio e con la cerniera chiusa

Lo stiro è consentito a temperatura media, ovvero compresa tra 110 e 150°. 

Tuttavia è necessario fare attenzione alle stampe gommose, evitando di stirarle se non volete ritrovarvele attaccate al ferro. È invece sempre possibile stirare i miei pattern che sono stampati con una vernice che impregna le fibre, e senza l’aggiunta di pellicole.

L’asciugatrice è consentita a basse temperature, meglio ancora se con cicli delicati. Tuttavia il metodo migliore per asciugare una felpa PUNTO è in piano, meglio se a rovescio, in luogo ventilato e al riparo dai raggi del sole. Quando è bagnata la fibra di cotone è delicata e non particolarmente elastica quindi è vivamente sconsigliato far asciugare qualsiasi capo in cotone direttamente sulle grucce (o stampelle) per evitare deformazioni o rotture nella zona delle spalle. 

Il mio consiglio è, dove non è possibile stenderla in piano, di cambiare di frequente posizione alla felpa, ad esempio mettendola prima al dritto poi al rovescio.

  • Non strizzare o torcere da bagnata
  • Non candeggiare
  • Lavaggio a secco sconsigliato. Rivolgersi a professionisti
  • Non la riporre mai umida nell’armadio
  1. Seguire sempre le istruzioni riportate nell’etichetta. Se non sai decodificare le etichette, trovi tutto o quasi sull’argomento qui.
  2. Carica la lavatrice con criterio: l’ideale è 3/4 del cestello.
  3. Non lasciare i vestiti bagnati nella lavatrice. Toglili sempre il prima possibile.
  4. Frequenza di lavaggio: Lavare un tessuto è da considerare un’azione stressante per questo’ultimo. Lava il tuo indumento solo quando è necessario, e fallo nella maniera più delicata possibile.
  5. Separa i colori quando fai la lavatrice.
  6. Separa i tessuti quando fai la lavatrice
  7. Nel dubbio acqua fredda
  8. Lavare i vestiti a rovescio è un buon modo per allungarne la vita
  9. Ricordati di chiudere sempre le cerniere e i bottoni prima di mettere un indumento in lavatrice
  10. Considera di lavare i capi più delicati utilizzando sacchetti protettivi.
  11. Quando ti macchi e te ne accorgi, intervieni prontamente: QUI una serie di consigli per le macchie più frequenti
  12. Se puoi evita di usare l’asciugatrice
  13. A meno che non si tratti di lenzuola bianche, non mettere ad asciugare i vestiti in pieno sole
  14. Se ti accorgi di piccoli buchi o scuciture riparali (o falli riparare) prima che si trasformino in voragini.
  15. Non fare esperimenti proprio al centro del tuo capo. Se vuoi provare la temperatura del ferro o il tuo nuovo prodotto miracoloso per le macchie di tè, fallo in un punto nascosto, come l’interno delle tasche o del cappuccio
  16. Conservare i vestiti ben piegati nell’armadio è meglio che appenderli
  17. Non mettere la roba troppo pigiata nell’armadio.
  18. Fare il cambio di stagione all’armadio è un buon modo per avere davvero presente quello che c’è dentro
  19. Occhio all’umidità. Non mettere le cose umide nell’armadio per evitare che si formi la muffa.
  20. Dai aria al tuo armadio aprendo le ante
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Macchie comuni: come toglierle dai tuoi vestiti

Vediamo come eliminare le macchie più comuni dai nostri vestiti. Vi sorprenderà ma la parola bicarbonato compare solo una volta!

Ci sono certe macchie che sono davvero noiose. Ad esempio le macchie del caffè, odiose e difficili da mandare via. Bad News. Molto spesso il lavaggio in lavatrice fissa la macchia per sempre o quasi. Mi sentirete dirlo fino alla stupidità ma la tempestività e fondamentale per buoni risultati.

D’altra parte non si può passare la vita ad aver paura di sporcarsi. Quindi armiamoci di leggerezza, olio di gomito e vediamo se c’è qualcosa che si può fare per queste stupide macchie.

Innanzi tutto, le macchie difficili vanno pretrattate, ovvero, vanno eliminate prima di mettere il capo in lavatrice.

In commercio esiste una gran varietà di prodotti specifici per le macchie più comuni. Io ho usato spesso quello per le macchie di grasso, e devo dire con risultati sorprendenti. Non sono prodotti per la pulizia ordinaria, se ne usa qualche di goccia solo sulla macchia da trattare. Sono prodotti un po’ aggressivi, e sono certa anche piuttosto inquinanti. Tuttavia riescono a risolvere il problema il 90% delle volte, evitando sprechi di diverso tipo ( lavare la stessa cosa 5 volte, dover buttare un capo rovinato).

In questo articolo vedremo come affrontare le macchie pi comuni con rimedi casalinghi e con ingredienti che quasi sicuramente avete in casa. Ci sono però tre cose che vanno tenute a mente fin da subito:

  • Il tempismo è fondamentale
  • Nel dubbio usare acqua fredda
  • Sapone liquido, spazzolino e giù strofinare, funzionano il 70% delle volte.

Ma andiamo a vedere macchia per macchia.

macchie comuni - olio

In questo caso è necessario mantenere il sangue freddo. Non strofinare l’area per evitare che la macchia si espanda. Tamponarla velocemente usando la carta assorbente. Distribuire una piccola quantità di sgrassatore o detersivo per i piatti e lasciare agire qualche minuto prima di risciacquare e procedere con il lavaggio normale. è possibile usare anche del talco prima del detersivo, per assorbire la maggior parte del grasso senza strofinare. 

macchie comuni - sangue

Parola d’ordine: acqua fredda, meglio se gelida. Niente al mondo fissa una macchia di sangue come l’acqua calda. Se la macchia è secca usare l’acqua ossigenata per riattivala e poi acqua fredda e strofinare con sapone da bucato. In questi casi un detergente specifico può davvero aiutare. Se la macchia di sangue è molto vecchia può essere utile anche il detergetnte per macchie di ruggine

macchie comuni - gelato

Anche in questo caso per evitare che la macchia si fissi bisogna pretrattate con acqua fredda. Usare una spazzola da bucato, o spazzolino e lavare con sapone di marsiglia. Risciacquare abbondantemente. Anche in questi casi se la macchia è vecchia si può provare a riattivare usando l’acqua ossigenata.

macchie comuni - vino

Tempestività, innanzitutto. Tra le macchie più comuni quella di vino rosso è quella che è più facile da mandare via se si agisce immediatamente. Se messa sotto un getto d’ascia fredda prima che si secchi, la macchia sparisce praticamente all’istante senza lasciare aloni. Se non potete farlo Tamponare la zona interessata con un fazzoletto o un panno e cospargere di bicarbonato o talco, che assorbiranno l’umidità in eccesso. Il succo di limone è un buon alleato contro le macchie di vino rosso, quindi cospargere la macchia di succo e lasciare agire per 10-15 minuti.  Se il tessuto lo consente, lavare la zona interessata con acqua bollente e risciacquare con acqua fredda.

macchie comuni - caffè

Votatevi a qualche santo perché tè e caffè sono veramente difficili da smacchiare. 

Innanzitutto tamponare per contenere la macchia e provare a sciacquare immediatamente con acqua fredda. Se la macchia persiste, si può provare con una soluzione di acqua e alcool, ma solamente su tessuti resistenti. In questo caso suggerisco vivamente l’utilizzo di un detergente specifico.

macchie comuni - erba

Provare inumidendo la zona e poi strofinare con acqua e sapone liquido o di marsiglia. Lasciare agire e risciaquare. In caso sia rimasto qualche alone provare con un panno o batuffolo di cotone imbevuto di alcool. 

macchie comuni - inchiostro

Potete provare a cospargerla di sale ( che assorbe l’eccesso di liquido) e successivamente con succo di limone. Segni di penna a sfera possono essere eliminati usando un cotton fioc imbevuto di alcool.

macchie comuni - fango

Una volta secco, spazzolare o sbattere per togliere l’eccesso. Il fango deve essere reidratato, quindi lavato via con acqua e sapone frizionando. Il mio libro sulle macchie1 dice di passare sulla macchia una fetta di patata cruda. Sinceramente non ne ho mai avuto bisogno, però non si sa mai. Se necessario ripetere l’operazione più volte, poi procedere alla manutenzione ordinaria dell’indumento.

  • Se volete per forza utilizzare, benzina, latticello e ammoniaca, andate a consultare la Piccola Enciclopedia del Bucato, Miele, la trovate qui in formato pdf.
  • Un altro pdf che può essere utile da stampare e studiare prima di addormentarsi QUI
  1. Come tenere la casa a posto, di Fiamma Niccolini Adimari, 1986. Un vero concentrato di patriarcato e sottomissione femminile. Spero sia fuori commercio. Tuttavia contiene informazioni valide sulla manutenzione, e ahimè a volte lo consulto. ↩︎
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Upcycling

In questo articolo parlerò di UPCYCLING e nello specifico di upcycling di abbigliamento, una pratica sempre più diffusa, e con ancora tanto potenziale da rivelare.

Upcycling, recycling, downcycling
UPCYCLING – RECYCLING – DOWNCYCLING

vi racconto come sono finita a fare upcycling di abbigliamento e perché non voglio smettere più


Upcycling è un termine che è stato usato la prima volta negli anni 90 per definire una pratica di riciclo virtuoso. A usarla è stato l’ingegnere meccanico Reiner Pilz, in un articolo1, in cui sostanzialmente parla di possibilità del riciclo industriale e riduzione degli sprechi.

In italiano viene a volte tradotta come riuso creativo o riciclo creativo.

Se partiamo dal presupposto che da un punto di vista etico riciclare è sempre meglio che non farlo, dal punto di vista economico questo processo può essere conveniente (up-cycle) o no (down-cycle).

Con riciclo industriale intendiamo quel procedimento che permette di riportare un materiale esistente ad uno stadio nuovamente lavorabile. Questi processi utilizzano risorse ed energie, e non sempre il materiale ottenuto è paragonabile a quello di partenza. Insomma ci sono materiali che è economicamente vantaggioso riciclare, ed altri no.

Con il tessile si può fare un buon esempio. La rigenerazione della lana2 è un tipo di riciclo piuttosto virtuoso, perché usando relativamente poche energie e risorse, è possibile ottenere una fibra paragonabile a quella vergine.

Il cotone invece è molto difficile da rigenerare, e il materiale ottenuto è generalmente di qualità più scarsa rispetto a quello di partenza. Risulta inadatto all’abbigliamento3 se non integrato con grandi quantità di fibra vergine.

In un ottica industriale, ha senso parlare di Upcycling solamente dove, cambiando destinazione d’uso a un materiale di scarto o a un rifiuto, diventi conveniente lavorarlo.

Ad esempio esistono aziende che trasformano gli scarti tessili in materiale edile, fonoassorbente o isolante.

Il secondo modo di intendere il termine upcycling fa riferimento ad una pratica artigianale.

In questo caso il termine può essere tradotto con riuso creativo o riciclo creativo. Si produce quando le energie impiegate nella trasformazione di un oggetto sono principalmente energie creative / trasformative.

Partendo da materiali non più servibili o scarti di produzione, un oggetto viene trasformato, cambiandone o meno la destinazione d’uso, possibilmente guadagnandoci qualcosa dal punto di vista estetico o pratico.

Secondo me un buon esempio di questo modo di fare l’upcycling, è l’altalena fatta con il copertone. Il copertone in questione non è più sicuro per la strada, ma regge di certo il peso di un piccolo essere umano. Magari non è l’altalena più bio-compatibile che c’è, però funziona, ed è stata costruita applicando una quantità di energie e risorse minime.

Gli esempi di upcycling artigianali sono infiniti. Gioielli, arredamento, abbigliamento, tessili per la casa, in questi anni stiamo assistendo alla fioritura di innumerevoli attività che fanno degli scarti degli altri il loro materiale preferito. Ci sono persone che preferiscono lavorare con gli scarti di produzione e altre con oggetti non più utilizzabili, ma il punto è sempre quello: quello che una persona non usa più per un’altra può essere un tesoro.

upcycling copertone altalena

Cercando il termine upcycling in rete troviamo una definizione che personalmente approvo solo in parte.

Si legge che: ” l’upcycling è un procedimento di trasformazione di un oggetto indesiderabile in qualcosa di maggior valore, reale o percepito.”

Personalmente approvo questa definizione solo in parte. È innegabile che se, attraverso il nostro atto trasformativo, strappiamo un oggetto dalla discarica e lo re-immettiamo sul mercato, ne aumentiamo il valore. Come rifiuto infatti un oggetto è solo un costo, mentre se torna ad essere merce, si può dire abbia un valore.

Il valore di qualcosa però è strettamente legato alle necessità dei singoli. Niente ha più valore di un fazzoletto da naso se ho il raffreddore, o di una giacca abbandonata nel portabagagli, se ho freddo. Se aggiungo dei diamanti a quel fazzoletto ne aumento il valore o ne comprometto la funzionalità?

Una t-shirt aumenta di valore se ci aggiungiamo il marchio di un brand famoso? La risposta è sì, e la spiegazione è che in quel marchio, sono condensati anni di lavoro, di prove, di test, di fallimenti e di investimenti4.

Ma l’atto di aggiungere un logo è upcycling? Se torniamo alla definizione presa dalla rete è così, anche se è evidente però che non può bastare.


vivienne westwood
Vivienne Westwood negli anni 70

L’upcycling dell’abbigliamento affonda le sue radici nel punk. E quando si parla di punk e di abbigliamento non si può non citare Vivienne Westwood.

Negli anni 70 i giovani sono stanchi e arrabbiati. Ne hanno abbastanza delle tradizioni, della monarchia e del perbenismo. Il punk, come contro-cultura nasce più o meno così. E l’abbigliamento di questi giovani non può che rispecchiare questa rabbia e la necessità di prendere le distanze da quello che viene comunemente chiamato “buon gusto“.

Vivienne Westwood apre la sua prima boutique a Londra nel 1971. Inizia a sperimentare con l’abbigliamento, dissacrando e trasformando capi anonimi. La sua sperimentazione la porta verso quell’estetica che oggi è nota come punk.

Di fatto stava praticando l’upcycling, anche se a quei tempi si chiamava Do It Yourself5.

Sono innumerevoli i designer e i brand che oggi stanno sperimentando l’upcycling nell’abbigliamento. Parliamo sia di giganti del haute couture, sia di artigiani e artisti che vendono ed espongono in mercati locali, fiere e botteghe. E sì, c’è tanta fuffa6 in giro. C’è chi preferisce utilizzare scarti industriali, collezioni invendute o indumenti inutilizzati.

Vi racconto come è successo per me, e come è diventato prima il mio gioco preferito, e poi il mio lavoro.

Io faccio la sarta dal 2009. Ho avuto una formazione sartoriale classica (per l’industria) e quando ho iniziato a lavorare ho scelto di essere una sarta per lo spettacolo. Questo perché adoro i vestiti e ho una vera ossessione per il tessuto, ma non sopporto le logiche della moda. 

Nel 2019, come molti, ho avuto un po’ di tempo libero7, e mi sono inventata PUNTO. 

PUNTO è nato come progetto di abbigliamento sportivo e doveva essere un lavoro tappabuchi per mettere a frutto le pause tra una produzione e l’altra, che nel teatro sono fisiologiche.

Nel 2020 ho creato la mia prima FelpaMeticcia. È stato un momento illuminante perché ho capito come coniugare la mia necessità di creare vestiti per la vita quotidiana e nello stesso tempo farlo con le mie regole.

upcycling baratto

2019/2020, pieno covid, teatri chiusi, negozi chiusi, nessuno va da nessuna parte. Io sono felice di stare in casa, stare a casa mi piace moltissimo. Però la macchina da cucire chiama, e io ho finito la mia scorte di tessuto. Sto lavorando sul mio modello di felpa, e non ho materiali per provare le modifiche. STACCO.

Sto cercando qualcosa da mettere, e voglio mettermi una felpa. Ho 10 felpe, ma è mai possibile che nessuna di queste sia proprio quella che voglio mettere? STACCO

L’idea l’ho avuta in camera da letto, davanti ad una montagna di felpe lanciate sul letto, e me lo ricordo bene perché in quel momento ho trovato la soluzione a due problemi contemporaneamente: sbarazzarmi dei vestiti che non uso, e avere esattamente quello che sto cercando, ovvero una felpa che sia fatta come voglio io.

Ho preso tutte quelle felpe e le ho smontate, e poi le ho rimesse insieme, ed è venuto fuori quello che poi ho chiamato felpaMeticcia, ma che avrebbe potuto chiamarsi Felpa Frankenstein.

Alla fine ho scelto meticcia perché mi piacciono i cani, ma questa è un’altra storia.

Vedo quello che faccio come un servizio in due fasi. Da una parte posso farmi carico dei tuoi indumenti inutilizzati, perché per me sono una risorsa. Dall’altra progetto e creo abbigliamento fatto utilizzando questi materiali.

Creo solo pezzi unici. Le mie felpe sono pensate per essere un oggetto prezioso, a cui è possibile affidare dei ricordi. Mi assicuro di usare solo materiali integri e mi preoccupo della durabilità e della qualità di ogni capo. Mi piace che siano morbide e colorate e mi rifaccio a un’estetica anni 90.

Questo lo faccio usando solamente materiale che qualcun’altr* ha considerato uno scarto.

Nella progettazione preferisco partire dai colori e solitamente servono 3 felpe inutilizzate per farne una che possa durare anni. (più info sul progetto qui)

felpa Rosa Upcycling

La maggior parte dei materiali che uso arrivano da clienti che scelgono il baratto come forma di pagamento, totale o parziale. Ho poi un fornitore di abbigliamento usato da cui compro le felpe a peso, e cerco spesso in negozi second hand o mercatini. Il tessuto vergine invece arriva esclusivamente da invenduto di altre aziende o come si dice di questi tempi dead-stock8.

Nella realizzazione di progetti personalizzati, do’ la possibilità di inserire una o più felpe amate, in modo da continuare ad indossare quei ricordi.

Vorrei chiudere questo articolo con un elenco di amici e colleghi che hanno fatto di materiali di recupero il loro tesoro! Sono belle persone, che hanno storie che meritano di essere ascoltate. Vi metto dei link, così potete farvele raccontare da loro.

Eccoli, in rigoroso ordine alfabetico!

Andrea è uno scultore. Nelle sue opere oggetti d’uso comune ormai abbandonati, perdono ogni contatto con la loro funzione originaria. Niente però va davvero perso. Quasi portassero addosso tutte le storie degli oggetti di cui sono fatte, le sue creature finiscono per essere estremamente espressive, come i personaggi di una storia nuova.

www.andrealocci.it

Raffaella lavora con i palloni bucati. Nelle sue mani si trasformano in borse e zaini colorati e resistenti. Ogni pezzo è unico e salva un pallone dalla discarica. La sua estetica è decisamente anni 90, e gli amanti del genere potranno completare il set con i borsellini-audiocassetta che personalmente trovo adorabili.

www.instagram.com/borseapallaphoenixx

Alice e Mirko riciclano le bottiglie di vetro, che trasformano soprattutto in meravigliosi set di bicchieri, ma anche vasi e lampade. Divertenti, provocatori, leggeri, elegantissimi, ce n’è davvero per tutti gusti e per tutti gli stili. I loro lavori sono perfetti per dare un tocco originale agli ambienti più diversi e, come se non bastasse, sono anche iper funzionali e comodi da usare.

www.instagram.com/coeman_maninarte

Sergio realizza gioielli dall’estetica industrial e dalle linee pulite. Tubi, dadi, chiavi e scarti vari di metallo, nelle sue mani si trasformano in oggetti preziosi e dall’impatto potentissimo. Ingranaggi e tubi sono ben in vista, e salta subito all’occhio la sua grande abilità nella lavorazione dei metalli.

www.instagram.com/grage.art

Claudia lavora con la carta, in particolare con i libri destinati al macero. Con questi realizza delicatissimi gioielli che sono vere e proprie storie da indossare. Carta, parola stampata e pietre dure, tutto in composizioni leggere e lineari. I suoi lavori sono romantici ma anche ironici, sono eleganti, ma anche perfetti per sdrammatizzare. 

www.instagram.com/jekiart

Giulia e Raul lavorano con camera d’aria e copertoni. Realizzano principalmente borse, zaini, e astucci, ma anche gioielli e altri accessori. Lo stile è minimale e le linee pulite valorizzano il materiale di partenza in maniera sorprendente.

www.pielderueda.com

Teddy realizza gioielli con antiche posate in argento. Con queste realizza soprattutto anelli, ma anche bracciali e pendenti. Il suo obbiettivo è liberare le posate dall’incubo dei cassettini, delle vetrinette e delle scatoline foderate i velluto. I suoi gioielli sono davvero carichi di storia e di storie: spesso romantici, a volte ironici, di sicuro non passano inosservati. 

www.teddyproduzioni.com


Ecco un po’ di link per approfondire il tema dell’upcycling, dell’impatto del fast fashion e della sostenibilità nel mondo dell’abbigliamento.

  • Solomodasostenibile – Un magazine, un podcast e una newsletter settimanale. Una vera miniera di informazioni sulla sostenibilità del tessile. Di Silvia Gambi
  • Junk, Armadi pieni – Serie tv. Il giro del mondo in 6 episodi, per raccontare l’impatto della moda sulle persone e sull’ambiente. Co-prodotta da Will Media e Sky Italia
  • Stracci – documentario sulla filiera del tessile, incentrato soprattutto sull’industria della lana rigenerata. Il documentario è su varie piattaforme di streaming.
  • DIY:Culture di Resistenza+ AzioneDiretta – tesi di laurea di Andre Brigade, 2002

  1. Qui l’articolo tradotto in inglese nel 1994: Thornton Kay, Salvo in Germany – Reiner Pilz, p14 SalvoNEWS No99 11 October 1994 ↩︎
  2. Vi la scio il link al trailer di un documentario molto interessante sulla rigenerazione della lana. Stracci, di Tommaso Santi, Silvia Gambi, distribuito da CG Entertaiment ↩︎
  3. Fortunatamente si sta facendo molta ricerca in questo senso, ottenendo materiali rigenerati di qualità sempre migliore. ↩︎
  4. La risposta è ovviamente molto più complessa di così, e forse ne parleremo in un altro articolo. In questo momento mi accontento di sottolineare che il mondo dell’abbigliamento è così saturo di valori illusori, che a volte scindere il reale valore di un capo e quello del suo marchio è praticamente impossibile. ↩︎
  5. Il pensiero Do it Yourself (DIY) non ha direttamente a che fare con il riciclo, ma più con il rifiuto dell’idea che ogni cosa di cui un individuo ha bisogno debba essere acquistata. È una posizione anticapitalista, e ha molto a che fare con l’indipendenza dall’industria e dalle multinazionali. ↩︎
  6. Fuffa – Ciarpame, roba che non vale niente; argomentazione ingannevole o inconsistente ↩︎
  7. Covid, già. ↩︎
  8. Dead-stock – tessuti in giacenza. I tessuti così denominati, possono essere avanzi da collezioni precedenti, merce rifiutata dal cliente o invenduto. ↩︎

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Merceologia tessile, questa sconosciuta

In questo articolo vorrei parlarvi di merceologia tessile ovvero la disciplina che studia i tessuti.

Lo scopo è introdurre un argomento molto vasto e molto specialistico, che però riguarda da vicino non solo gli addetti ai lavori, ma tutte le persone che indossano vestiti!

Inoltre avere padronanza di un po’ di lessico del settore può essere molto utile se decidiamo di farci confezionare un capo su misura, ma può anche aiutarci negli acquisti, oltre che nella manutenzione dei nostri capi.

Con merceologia tessile intendiamo la disciplina che studia i tessuti, permettendoci di catalogarli e descriverli.

Questi sono manufatti a superfici piana, sottili e flessibili, realizzati con intreccio di fili, denominato armatura.

Possono dividersi macro-famiglie di cui le più comuni sono tessuti a navetta e tessuti a maglia.

Per descrivere un tessuto è bene dichiararne immediatamente l’intreccio e la composizione.

Nella foto ad esempio vediamo una maglia rasata di cotone (dove maglia rasata è l’intreccio, e di cotone la composizione)

felpa garzata gialla ,merceologia tessile
maglia rasata di cotone ( o felpa) con rovescio garzato
navette per tessitura merceologia tessile
navette del tipo più semplice, con intaccatura per arrotolare il filo di trama

I tessuti a navetta si ottengono dall’intreccio perpendicolare di fili di ordito e trama.

La navetta o spoletta è l’attrezzo che contiene il filato per tessere. Entrando nel passo aperto tra i fili dell’ordito permette di inserire il filo di trama e costruire un tessuto.

  1. TELA: è un intreccio semplice che si presenta identico su entrambe le facce.
  2. SAIA: intreccio con nervature oblique.
  3. RASO: presenta un aspetto uniforme, lucido sulla faccia ordito e opaco sulla faccia trama

Questi si possono considerare gli intrecci di base, ma le possibilità sono sconfinate. Ad esempio è possibile aggiungere fili addizionali, come nel caso dei tessuti jacquard, dei broccati, o di lavorazioni a pelo, come ad esempio la spugna o il velluto

scrittura dell'armatura merceologia tessile

La scrittura dell’armatura si chiama messa in carta e rappresenta graficamente l’intreccio di fili di un tessuto.

Ogni casella nera corrisponde al passaggio di un filo di ordito sopra a quello di trama.

I tessuti a maglia sono realizzati intrecciando un singolo filo intorno a sé stesso, creando una serie di maglie, boccole e riposo. 

Questo insieme di tessuti sono fatti usando un procedimento simile a quello della lavorazione all’uncinetto o ai ferri. In questo caso però dalla lavorazione del filato, non si ottiene un capo finito ma un tessuto, che verrà successivamente tagliato e confezionato.

Anche in questo caso i tipi di intrecci sono molteplici. Da questi dipenderà l’aspetto finale del prodotto (rasato, a coste, traforato, jacquard, operato)

armatura a maglia merceologia tessile

Un gruppo di maglie disposte orizzontalmente vengono definite rango, mentre un gruppo di maglie disposte verticalmente vengono definite colonna.

fibra di cotone merceologia tessile
fibra di cotone

La composizione fa riferimento alla materia di cui sono fatti i filati usati nell’armatura.

Ogni fibra ha caratteristiche specifiche, che andranno a determinare non solo l’aspetto ma anche le risposte meccaniche e termiche di quella stoffa.

Non è raro che nella produzione di tessuti per l’abbigliamento le fibre vengano mescolate per andare a smussare o correggere caratteristiche specifiche di una fibra. Sebbene idealmente questo procedimento sia volto a migliorare le caratteristiche del tessuto, non è raro che fibre più economiche siano mescolate ad altre più pregiate per abbassare i costi di produzione ( a discapito della qualità)

Andremo a fare un elenco (contenuto) delle fibre tessili più usate, concentrandoci sulle caratteristiche proprie di ogni fibra, ma soprattutto su come prendersene cura, per non rovinare i capi e farli durare il più a lungo possibile.

ATTENZIONE: nel caso in cui il vostro capo sia composto da fibre miste, eseguite la manutenzione più adatta a quella più delicata.


Fibra di origine vegetale, ottenuta dalla lavorazione dell’omonima pianta.

  • Assorbe umidità e sudore.
  • Non trattiene il calore del corpo
  • Non elastico. Buona resistenza alla trazione meccanica soprattutto se la fibra è bagnata

Esistono svariate varietà di cotone e sono categorizzate in base a colore, morbidezza, lucentezza e lunghezza della fibra.

fiocco di cotone
Fiocco di cotone

Il cotone è biodegradabile ma la sua produzione ha un elevato impatto ambientale, soprattutto legato alle elevate quantità di acqua richieste per la coltivazione delle piante. 

MANUTENZIONE: Il cotone sopporta bene le alte temperature sia durante il lavaggio che nello stiro. Il calo durante i primi lavaggi è elevato. Può essere lavato a mano o in lavatrice senza particolari problemi. Quando la fibra è umida migliora la sua resistenza. Evitare l’asciugatura alla luce diretta del sole perché indebolisce e ingiallisce la fibra. In asciugatrice non ha problemi anche con i cicli caldi.


Fibra di origine vegetale, ottenuta dalla lavorazione dell’omonima pianta.

  • Assorbe umidità e sudore.
  • Non trattiene il calore del corpo
  • Poco elastico. Buona resistenza alla trazione meccanica

Il lino si classifica secondo il grado di finezza delle fibre: più è fine più è pregiato.

I tessuti ottenuti con questa fibra sono freschissimi e molto resistenti all’usura.

fibra di lino
Fibra di lino

Il lino è biodegradabile, freschissimo e anallergico.

MANUTENZIONE: La manutenzione del lino non è complessa ma essendo una fibra piuttosto rigida si stropiccia molto facilmente. Può essere lavato in lavatrice fino a 60 gradi, facendo attenzione a non esagerare con la centrifuga. Può sopportare l’asciugatrice, ma è meglio togliere il capo prima che sia completamente asciutto


Fibra di origine vegetale, ottenuta dalla lavorazione dell’omonima pianta.

  • Assorbe umidità e sudore.
  • Non trattiene il calore del corpo
  • Non elastico. Buona resistenza alla trazione meccanica

Quella di canapa è una fibra anallergica, antisettica, e antistatica.

fibra di canapa
fibra di canapa

La canapa è rapida nella crescita e non necessita di attenzioni particolari. Può essere coltivata ripetutamente sullo stesso terreno dal momento che non lo impoverisce.

MANUTENZIONE: Molto simile a quella del lino. è possibile usare una lavartice, meglio non superare i 60 gradi. Attenzione alla centrifuga. Asciugatura al riparo dai raggi diretti del sole. Da evitare il lavaggio a secco. Può sopportare l’asciugatrice, ma è meglio togliere il capo prima che sia completamente asciutto. Tollera ferro da stiro caldo.


Fibra di origine animale, ottenuta soprattutto dal pelo di caprini ovini.

Contiene una sostanza chiamata lanolina, con proprietà antinfiammatorie e impermeabili, quindi, sebbene assorba l’umidità (fino al 30% del suo peso), non dà la sensazione di umido sul corpo.

  • Assorbe umidità e sudore.
  • Trattiene il calore del corpo
  •  Elastica, ma scarsa resistenza alla trazione meccanica

L’allergia alla lana non esiste. Il prurito può dipendere dalle squame di cui sono ricoperte le fibre

fibra di lana
Fibra di lana

La lana può essere rigenerata in maniera molto efficace e con scarsa perdita di qualità.

MANUTENZIONE: Nemica della lana sono la frizione e il calore. Per evitare di rovinare un capo in lana è quindi consigliabile usare basse temperature ed escludere la centrifuga o ridurne la potenza. Può essere attaccata dalle tarme. Asciuga il capo in piano. Evita l’esposizione diretta al sole o al calore eccessivo, che potrebbero causare deformazioni. Stiro a temperatura moderata


Fibra di origine animale, ottenuta dalla lavorazione dei bozzoli di bachi da seta (Bombix Mori) Un bozzolo contiene da 800 a 1000 metri di bava. Per estrarre la fibra i bozzoli vengono bolliti.

  • Assorbe umidità e sudore.
  • Trattiene il calore del corpo
  • Elastica, ma scarsa resistenza alla trazione meccanica

La storia della lavorazione della seta è molto interessante, e merita un approfondimento per chi ha un po’ di tempo e voglia!

bozzolo Bombix Mori
Bozzoli di Bombix Mori

Da 100 kg di bozzoli si ricavano 20/25 kg di seta cruda

MANUTENZIONE: Lavare in acqua fredda, e dove possibile escludere la centrifuga. Evitare trazioni o torsioni soprattutto se il capo è bagnato. Si può rimuovere l’eccesso di acqua tamponando con un asciugamano. Temperatura ferro medio bassa. Conservare il capo al riparo dalla luce e dall’umidità perché ingiallisce facilmente.


Fibra artificiale, ottenuta dalla lavorazione di cellulosa.

Inizialmente venduta come sete artificiale, la fibra di viscosa unisce in sé caratteristiche proprie delle fibre vegetali e di quelle sintetiche. Sebbene ottenuta da cellulosa l’impatto ambientale della produzione di viscosa è enorme.

  • Assorbe umidità e sudore.
  • Non trattiene il calore del corpo
  •  Elastica, ottima resistenza alla trazione meccanica
Fibra di viscosa
Fibra di viscosa

La viscosa ha un elevato impatto ambientale perché è molto usata nella produzione di abbigliamento di massa.

MANUTENZIONE: Il capo in viscosa può essere lavato in lavatrice con cicli delicati a temperatura fredda. Acqua calda e frizione possono far restringere il capo. Preferire il ferro da stiro medio basso e dove possibile stirare al rovescio. Evitare l’asciugatrice.


Fibra sintetica, brevettata nel 1941 e derivata dalla lavorazione del petrolio. Dalla sua invenzione ha modificato profondamente l’industria tessile.

Viene spesso impiegata insieme alla lana, al cotone o ad altre fibre naturali per aumentarne la robustezza e favorire la manutenzione.

  • Non assorbe umidità e sudore.
  • Trattiene il calore del corpo
  •  Elastica, ottima resistenza alla trazione meccanica
  • resiste alla luce, all’abrasione, non si deforma in modo permanente.
fibra di poliestere
Fibra di poliestere

Non si degrada, e durante il lavaggio rilascia micro-plastiche

MANUTENZIONE: Il poliestere è di facile manutenzione ma attenzione al calore. Può essere lavato in lavatrice evitando le temperature superiori a 40/50 gradi. Evitare l’asciugatrice e lo stiro ad alte temperature. I capi in poliestere tendono a favorire l’insorgenza di cattivi odori. Non si sgualcisce e solitamente non ha bisogno dello stiro.


Fibra sintetica di poliuretano, nota per la sua elevata elasticità. Può essere allungata fino al 500% senza rompersi.

  • Non assorbe umidità e sudore.
  • Trattiene il calore del corpo
  •  Elastica, e ottima resistenza alla trazione meccanica
elastan
Fibra di elastan

Commercialmente nota con il nome di Lycra

MANUTENZIONE: L’elastan è di facile manutenzione ma attenzione al calore. Può essere lavato in lavatrice evitando le temperature superiori a 40/50 gradi. Evitare l’asciugatrice e lo stiro ad alte temperature. I capi in elastan non si sgualciscono. Ingiallisce e perde elasticità e resistenza a temperature superiori a 150 °C.


Nn serve essere degli esperti di merceologia tessile per prendersi cura dei propri vestiti. A volte è sufficiente qualche nozione per evitare di fare disastri con la lavatrice.

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Meticce Personalizzate – Guida 2

METICCE PERSONALIZZATE  – Una guida pratica

Capitolo 2

Queste piccole guide sono pensate per chi teme che farsi confezionare un capo a distanza sia troppo complicato!

in questo capitolo:

MATERIALI PREZIOSI – Di cosa sarà fatta la tua FelpaMeticcia?

Per la maggior parte sarà fatta di tessuto proveniente da abbigliamento inutilizzato
In generale con il termine UPCYCLING si intende l’utilizzo di materiali destinati ad essere gettati, per creare oggetti nuovi dal valore maggiore del materiale originale, prolungandone il ciclo di vita (con benefici per noi e per l’ambiente che ci circonda)
In questo caso uso vestiti che nessuno mette più, per confezionare un capo comodo e realizzato per essere proprio quello che desideri.

I tessuti sono preziosissimi; per fabbricarli sono state impiegate risorse di valore, ad esempio tantissima acqua, e altre risorse vengono impiegate per il loro smaltimento o riciclo.
Utilizzarli così come sono, o alterandoli quel tanto che basta per renderli più attrattivi (ad esempio stampandoli) mi sembra una buona pratica ♡

In questa guida vedremo quali sono le opzioni a disposizione per quello che riguarda i materiali di cui è fatta una Meticcia Personalizzata!