Pubblicato il 1 commento

Upcycling

In questo articolo parlerò di UPCYCLING e nello specifico di upcycling di abbigliamento, una pratica sempre più diffusa, e con ancora tanto potenziale da rivelare.

Upcycling, recycling, downcycling
UPCYCLING – RECYCLING – DOWNCYCLING

vi racconto come sono finita a fare upcycling di abbigliamento e perché non voglio smettere più


Upcycling è un termine che è stato usato la prima volta negli anni 90 per definire una pratica di riciclo virtuoso. A usarla è stato l’ingegnere meccanico Reiner Pilz, in un articolo1, in cui sostanzialmente parla di possibilità del riciclo industriale e riduzione degli sprechi.

In italiano viene a volte tradotta come riuso creativo o riciclo creativo.

Se partiamo dal presupposto che da un punto di vista etico riciclare è sempre meglio che non farlo, dal punto di vista economico questo processo può essere conveniente (up-cycle) o no (down-cycle).

Con riciclo industriale intendiamo quel procedimento che permette di riportare un materiale esistente ad uno stadio nuovamente lavorabile. Questi processi utilizzano risorse ed energie, e non sempre il materiale ottenuto è paragonabile a quello di partenza. Insomma ci sono materiali che è economicamente vantaggioso riciclare, ed altri no.

Con il tessile si può fare un buon esempio. La rigenerazione della lana2 è un tipo di riciclo piuttosto virtuoso, perché usando relativamente poche energie e risorse, è possibile ottenere una fibra paragonabile a quella vergine.

Il cotone invece è molto difficile da rigenerare, e il materiale ottenuto è generalmente di qualità più scarsa rispetto a quello di partenza. Risulta inadatto all’abbigliamento3 se non integrato con grandi quantità di fibra vergine.

In un ottica industriale, ha senso parlare di Upcycling solamente dove, cambiando destinazione d’uso a un materiale di scarto o a un rifiuto, diventi conveniente lavorarlo.

Ad esempio esistono aziende che trasformano gli scarti tessili in materiale edile, fonoassorbente o isolante.

Il secondo modo di intendere il termine upcycling fa riferimento ad una pratica artigianale.

In questo caso il termine può essere tradotto con riuso creativo o riciclo creativo. Si produce quando le energie impiegate nella trasformazione di un oggetto sono principalmente energie creative / trasformative.

Partendo da materiali non più servibili o scarti di produzione, un oggetto viene trasformato, cambiandone o meno la destinazione d’uso, possibilmente guadagnandoci qualcosa dal punto di vista estetico o pratico.

Secondo me un buon esempio di questo modo di fare l’upcycling, è l’altalena fatta con il copertone. Il copertone in questione non è più sicuro per la strada, ma regge di certo il peso di un piccolo essere umano. Magari non è l’altalena più bio-compatibile che c’è, però funziona, ed è stata costruita applicando una quantità di energie e risorse minime.

Gli esempi di upcycling artigianali sono infiniti. Gioielli, arredamento, abbigliamento, tessili per la casa, in questi anni stiamo assistendo alla fioritura di innumerevoli attività che fanno degli scarti degli altri il loro materiale preferito. Ci sono persone che preferiscono lavorare con gli scarti di produzione e altre con oggetti non più utilizzabili, ma il punto è sempre quello: quello che una persona non usa più per un’altra può essere un tesoro.

upcycling copertone altalena

Cercando il termine upcycling in rete troviamo una definizione che personalmente approvo solo in parte.

Si legge che: ” l’upcycling è un procedimento di trasformazione di un oggetto indesiderabile in qualcosa di maggior valore, reale o percepito.”

Personalmente approvo questa definizione solo in parte. È innegabile che se, attraverso il nostro atto trasformativo, strappiamo un oggetto dalla discarica e lo re-immettiamo sul mercato, ne aumentiamo il valore. Come rifiuto infatti un oggetto è solo un costo, mentre se torna ad essere merce, si può dire abbia un valore.

Il valore di qualcosa però è strettamente legato alle necessità dei singoli. Niente ha più valore di un fazzoletto da naso se ho il raffreddore, o di una giacca abbandonata nel portabagagli, se ho freddo. Se aggiungo dei diamanti a quel fazzoletto ne aumento il valore o ne comprometto la funzionalità?

Una t-shirt aumenta di valore se ci aggiungiamo il marchio di un brand famoso? La risposta è sì, e la spiegazione è che in quel marchio, sono condensati anni di lavoro, di prove, di test, di fallimenti e di investimenti4.

Ma l’atto di aggiungere un logo è upcycling? Se torniamo alla definizione presa dalla rete è così, anche se è evidente però che non può bastare.


vivienne westwood
Vivienne Westwood negli anni 70

L’upcycling dell’abbigliamento affonda le sue radici nel punk. E quando si parla di punk e di abbigliamento non si può non citare Vivienne Westwood.

Negli anni 70 i giovani sono stanchi e arrabbiati. Ne hanno abbastanza delle tradizioni, della monarchia e del perbenismo. Il punk, come contro-cultura nasce più o meno così. E l’abbigliamento di questi giovani non può che rispecchiare questa rabbia e la necessità di prendere le distanze da quello che viene comunemente chiamato “buon gusto“.

Vivienne Westwood apre la sua prima boutique a Londra nel 1971. Inizia a sperimentare con l’abbigliamento, dissacrando e trasformando capi anonimi. La sua sperimentazione la porta verso quell’estetica che oggi è nota come punk.

Di fatto stava praticando l’upcycling, anche se a quei tempi si chiamava Do It Yourself5.

Sono innumerevoli i designer e i brand che oggi stanno sperimentando l’upcycling nell’abbigliamento. Parliamo sia di giganti del haute couture, sia di artigiani e artisti che vendono ed espongono in mercati locali, fiere e botteghe. E sì, c’è tanta fuffa6 in giro. C’è chi preferisce utilizzare scarti industriali, collezioni invendute o indumenti inutilizzati.

Vi racconto come è successo per me, e come è diventato prima il mio gioco preferito, e poi il mio lavoro.

Io faccio la sarta dal 2009. Ho avuto una formazione sartoriale classica (per l’industria) e quando ho iniziato a lavorare ho scelto di essere una sarta per lo spettacolo. Questo perché adoro i vestiti e ho una vera ossessione per il tessuto, ma non sopporto le logiche della moda. 

Nel 2019, come molti, ho avuto un po’ di tempo libero7, e mi sono inventata PUNTO. 

PUNTO è nato come progetto di abbigliamento sportivo e doveva essere un lavoro tappabuchi per mettere a frutto le pause tra una produzione e l’altra, che nel teatro sono fisiologiche.

Nel 2020 ho creato la mia prima FelpaMeticcia. È stato un momento illuminante perché ho capito come coniugare la mia necessità di creare vestiti per la vita quotidiana e nello stesso tempo farlo con le mie regole.

upcycling baratto

2019/2020, pieno covid, teatri chiusi, negozi chiusi, nessuno va da nessuna parte. Io sono felice di stare in casa, stare a casa mi piace moltissimo. Però la macchina da cucire chiama, e io ho finito la mia scorte di tessuto. Sto lavorando sul mio modello di felpa, e non ho materiali per provare le modifiche. STACCO.

Sto cercando qualcosa da mettere, e voglio mettermi una felpa. Ho 10 felpe, ma è mai possibile che nessuna di queste sia proprio quella che voglio mettere? STACCO

L’idea l’ho avuta in camera da letto, davanti ad una montagna di felpe lanciate sul letto, e me lo ricordo bene perché in quel momento ho trovato la soluzione a due problemi contemporaneamente: sbarazzarmi dei vestiti che non uso, e avere esattamente quello che sto cercando, ovvero una felpa che sia fatta come voglio io.

Ho preso tutte quelle felpe e le ho smontate, e poi le ho rimesse insieme, ed è venuto fuori quello che poi ho chiamato felpaMeticcia, ma che avrebbe potuto chiamarsi Felpa Frankenstein.

Alla fine ho scelto meticcia perché mi piacciono i cani, ma questa è un’altra storia.

Vedo quello che faccio come un servizio in due fasi. Da una parte posso farmi carico dei tuoi indumenti inutilizzati, perché per me sono una risorsa. Dall’altra progetto e creo abbigliamento fatto utilizzando questi materiali.

Creo solo pezzi unici. Le mie felpe sono pensate per essere un oggetto prezioso, a cui è possibile affidare dei ricordi. Mi assicuro di usare solo materiali integri e mi preoccupo della durabilità e della qualità di ogni capo. Mi piace che siano morbide e colorate e mi rifaccio a un’estetica anni 90.

Questo lo faccio usando solamente materiale che qualcun’altr* ha considerato uno scarto.

Nella progettazione preferisco partire dai colori e solitamente servono 3 felpe inutilizzate per farne una che possa durare anni. (più info sul progetto qui)

felpa Rosa Upcycling

La maggior parte dei materiali che uso arrivano da clienti che scelgono il baratto come forma di pagamento, totale o parziale. Ho poi un fornitore di abbigliamento usato da cui compro le felpe a peso, e cerco spesso in negozi second hand o mercatini. Il tessuto vergine invece arriva esclusivamente da invenduto di altre aziende o come si dice di questi tempi dead-stock8.

Nella realizzazione di progetti personalizzati, do’ la possibilità di inserire una o più felpe amate, in modo da continuare ad indossare quei ricordi.

Vorrei chiudere questo articolo con un elenco di amici e colleghi che hanno fatto di materiali di recupero il loro tesoro! Sono belle persone, che hanno storie che meritano di essere ascoltate. Vi metto dei link, così potete farvele raccontare da loro.

Eccoli, in rigoroso ordine alfabetico!

Andrea è uno scultore. Nelle sue opere oggetti d’uso comune ormai abbandonati, perdono ogni contatto con la loro funzione originaria. Niente però va davvero perso. Quasi portassero addosso tutte le storie degli oggetti di cui sono fatte, le sue creature finiscono per essere estremamente espressive, come i personaggi di una storia nuova.

www.andrealocci.it

Raffaella lavora con i palloni bucati. Nelle sue mani si trasformano in borse e zaini colorati e resistenti. Ogni pezzo è unico e salva un pallone dalla discarica. La sua estetica è decisamente anni 90, e gli amanti del genere potranno completare il set con i borsellini-audiocassetta che personalmente trovo adorabili.

www.instagram.com/borseapallaphoenixx

Alice e Mirko riciclano le bottiglie di vetro, che trasformano soprattutto in meravigliosi set di bicchieri, ma anche vasi e lampade. Divertenti, provocatori, leggeri, elegantissimi, ce n’è davvero per tutti gusti e per tutti gli stili. I loro lavori sono perfetti per dare un tocco originale agli ambienti più diversi e, come se non bastasse, sono anche iper funzionali e comodi da usare.

www.instagram.com/coeman_maninarte

Sergio realizza gioielli dall’estetica industrial e dalle linee pulite. Tubi, dadi, chiavi e scarti vari di metallo, nelle sue mani si trasformano in oggetti preziosi e dall’impatto potentissimo. Ingranaggi e tubi sono ben in vista, e salta subito all’occhio la sua grande abilità nella lavorazione dei metalli.

www.instagram.com/grage.art

Claudia lavora con la carta, in particolare con i libri destinati al macero. Con questi realizza delicatissimi gioielli che sono vere e proprie storie da indossare. Carta, parola stampata e pietre dure, tutto in composizioni leggere e lineari. I suoi lavori sono romantici ma anche ironici, sono eleganti, ma anche perfetti per sdrammatizzare. 

www.instagram.com/jekiart

Giulia e Raul lavorano con camera d’aria e copertoni. Realizzano principalmente borse, zaini, e astucci, ma anche gioielli e altri accessori. Lo stile è minimale e le linee pulite valorizzano il materiale di partenza in maniera sorprendente.

www.pielderueda.com

Teddy realizza gioielli con antiche posate in argento. Con queste realizza soprattutto anelli, ma anche bracciali e pendenti. Il suo obbiettivo è liberare le posate dall’incubo dei cassettini, delle vetrinette e delle scatoline foderate i velluto. I suoi gioielli sono davvero carichi di storia e di storie: spesso romantici, a volte ironici, di sicuro non passano inosservati. 

www.teddyproduzioni.com


Ecco un po’ di link per approfondire il tema dell’upcycling, dell’impatto del fast fashion e della sostenibilità nel mondo dell’abbigliamento.

  • Solomodasostenibile – Un magazine, un podcast e una newsletter settimanale. Una vera miniera di informazioni sulla sostenibilità del tessile. Di Silvia Gambi
  • Junk, Armadi pieni – Serie tv. Il giro del mondo in 6 episodi, per raccontare l’impatto della moda sulle persone e sull’ambiente. Co-prodotta da Will Media e Sky Italia
  • Stracci – documentario sulla filiera del tessile, incentrato soprattutto sull’industria della lana rigenerata. Il documentario è su varie piattaforme di streaming.
  • DIY:Culture di Resistenza+ AzioneDiretta – tesi di laurea di Andre Brigade, 2002

  1. Qui l’articolo tradotto in inglese nel 1994: Thornton Kay, Salvo in Germany – Reiner Pilz, p14 SalvoNEWS No99 11 October 1994 ↩︎
  2. Vi la scio il link al trailer di un documentario molto interessante sulla rigenerazione della lana. Stracci, di Tommaso Santi, Silvia Gambi, distribuito da CG Entertaiment ↩︎
  3. Fortunatamente si sta facendo molta ricerca in questo senso, ottenendo materiali rigenerati di qualità sempre migliore. ↩︎
  4. La risposta è ovviamente molto più complessa di così, e forse ne parleremo in un altro articolo. In questo momento mi accontento di sottolineare che il mondo dell’abbigliamento è così saturo di valori illusori, che a volte scindere il reale valore di un capo e quello del suo marchio è praticamente impossibile. ↩︎
  5. Il pensiero Do it Yourself (DIY) non ha direttamente a che fare con il riciclo, ma più con il rifiuto dell’idea che ogni cosa di cui un individuo ha bisogno debba essere acquistata. È una posizione anticapitalista, e ha molto a che fare con l’indipendenza dall’industria e dalle multinazionali. ↩︎
  6. Fuffa – Ciarpame, roba che non vale niente; argomentazione ingannevole o inconsistente ↩︎
  7. Covid, già. ↩︎
  8. Dead-stock – tessuti in giacenza. I tessuti così denominati, possono essere avanzi da collezioni precedenti, merce rifiutata dal cliente o invenduto. ↩︎

Pubblicato il

Come misurare una felpa che ti piace

In questo articolo vedremo come fare a misurare una felpa che ci piace

Questo può essere utile, sia per determinare a quale taglia PUNTO fare riferimento, sia nella creazione di una felpa su misura.

guarda il tutorial

Innanzi tutto ci serve una felpa che ci piace.

Ci sono molti motivi per cui una felpa ci può piacere. Il colore, la sensazione che ci produce il materiale a contatto con la pelle, e non ultimo il vissuto che abbiamo di quel capo, i nostri ricordi.

In questo caso però ci serve una felpa che ci piace come ci sta addosso. Potremo sempre decidere di fare delle modifiche, come aggiungere o togliere il cappuccio o una cerniera, stringerla o allungarla. L’importante è che sia un indumento in cui, in linea di massima, stiamo comodi.

Quindi, prendiamo quella felpa e stendiamola su un piano. Letto, pavimento, tavolo, bagnasciuga, basta che sia una superficie abbastanza grande da permetterci di stendere la felpa con la maniche aperte, in modo che faccia meno grinze possibile.

Adesso ci serve un metro. Può essere un metro da sarta, un righello lungo, un metro da carpentiere, usate lo strumento che avete e con cui vi trovate a vostro agio.

Prenderemo 4 misure, appoggiando il metro come indicato dalle linee rosse.

come misurare felpa 1
come misurare felpa 3
come misurare felpa 2
come misurare felpa 4
  1. Metà circonferenza torace: da misurare appena sotto all’attaccatura delle maniche (all’altezza delle ascelle)
  2. Lunghezza: da misurare dalla base del collo alla fine della felpa, compreso il bordo
  3. Lunghezza manica: dall’attaccatura della manica al polsino compreso
  4. Larghezza spalle: misurare dall’attaccatura di una manica all’altra

MODIFICHE: ricorda, possiamo anche modificare queste misure! Quindi mentre la indossi pensa a cosa potrebbe renderla ancora più perfetta di così! Magari la vuoi qualche centimetro più lunga? O la facciamo crop?

Se siete proprio pignol* a questo punto fate una foto avendo cura di tenere la macchina/il cellulare il più possibile parallelo alla superficie d’appoggio. Insieme alle misure inviami anche la foto, così avrò davvero tutti gli elementi necessari per fare il tuo cartamodello.

Spero che questo articolo risolva ogni tuo dubbio, in caso contrario scrivimi o lascialo detto nei commenti, potrebbe sempre servire anche a qualcun’altr*.

Pubblicato il

Storia delle taglie Punto

Colgo l’occasione del restyling della mia tabella taglie per scrivere due righe su un argomento che mi sta molto a cuore.

taglia

Le taglie, come unità di misura, si trasformano nel corso dei decenni, variano da continente a continente, e come è noto, anche da brand a brand.

Nella confezione classica italiana si studia che le taglie corrispondono a metà della circonferenza torace. Una taglia 42 (che è la base da cui si parte per lo sviluppo delle altre), avrà una circonferenza seno di 84. Questo però solo nella teoria, perchè in pratica ogni marchio fa come gli pare.

Legato alle taglie c’è poi un enorme discorso che ruota intorno all’accettazione del proprio corpo e all’imposizione di modelli estetici che io mi rifiuto di portare avanti.

Le mie sono felpe che negli anni 90 si sarebbero chiamate oversize. Oggi è una parola un po’ discussa e sono ancora alla ricerca di un termine che renda l’idea senza dare per scontata una discriminazione.

D’altra parte era necessario stabilire delle regole per rendersi comprensibile.

Come assegnargli una taglia? La taglia del corpo che secondo me la dovrebbe indossare? La taglia in base alle misure di confezione? Le taglie americane?

PUNTO si è letteralmente sviluppato intorno a me, alle mie esigenze lavorative e al mio gusto estetico. Ad oggi i miei modelli sono disponibili in 4 taglie per le felpe e 2 per i pantaloni. Sono capi pensati per avere una vestibilità* confortevole, e utilizzo principalmente tessuti che hanno un minimo di elaticità.

All’inizio, proprio nella preistoria di PUNTO, le prime felpe le ho realizzate per me e per le persone che avevo intorno.

Quindi quando è stata l’ora di dare un nome alle diverse taglie ho usato il mio corpo come termine di paragone. Non so se qualcuno se ne avrà a male, ma in fin dei conti mi è sembrato l’approccio più razionale di tutti.

Ci tengo a sottolineare che niente di tutto questo ha a che fare con qualche forma di giudizio.

Parlando di misure, che sono dati oggettivi, ce ne sono di più piccole e di più grandi rispetto alle mie.

So che il mio può essere considerato un approccio poco funzionale, ma sono stanca di gente in sbattimento per le taglie. Ho deciso di usare il mio brand per questo esperimento.

taglie PUNTO - S
qui indosso una taglia S
taglie PUNTO - L
qui indosso una taglia L

Ci sono mille modi di indossare lo stesso capo, quindi raccomando a tutti di munirsi di un metro e iniziare ad avere a che fare più con le misure che con le taglie. Le taglie non sono sono dei riferimenti oggettivi, mentre lo sono le misure.

Di seguito qualche dato per capire come sono fatta io.

  • circonferenza seno 92
  • circonferenza vita: 74
  • circonferenza fianchi 98
  • altezza 160

In linea generale sono considerata una taglia 44 Italiana e una 40 europea, anche se sappiamo che questi riferimenti possono diventare privi di senso se confrontiamo capi di diversi marchi.

NOTE

*Vestibilità: nel linguaggio comune il termine che indica la capacità di un abito di adattarsi al corpo senza fare difetto, ovvero senza fare grinze, rigonfiamenti o infastidire. Nella terminologia sartoriale invece si usa questo termine per indicare il grado di aderenza di un indumento a un corpo. Ad esempio una vestibilità SLIM è quella di un capo pensato per essere aderente al corpo, una vestibilità REGOLARE è quella di un capo pensato per avvolgere il corpo senza toccarlo.

Pubblicato il 1 commento

Merceologia tessile, questa sconosciuta

In questo articolo vorrei parlarvi di merceologia tessile ovvero la disciplina che studia i tessuti.

Lo scopo è introdurre un argomento molto vasto e molto specialistico, che però riguarda da vicino non solo gli addetti ai lavori, ma tutte le persone che indossano vestiti!

Inoltre avere padronanza di un po’ di lessico del settore può essere molto utile se decidiamo di farci confezionare un capo su misura, ma può anche aiutarci negli acquisti, oltre che nella manutenzione dei nostri capi.

Con merceologia tessile intendiamo la disciplina che studia i tessuti, permettendoci di catalogarli e descriverli.

Questi sono manufatti a superfici piana, sottili e flessibili, realizzati con intreccio di fili, denominato armatura.

Possono dividersi macro-famiglie di cui le più comuni sono tessuti a navetta e tessuti a maglia.

Per descrivere un tessuto è bene dichiararne immediatamente l’intreccio e la composizione.

Nella foto ad esempio vediamo una maglia rasata di cotone (dove maglia rasata è l’intreccio, e di cotone la composizione)

felpa garzata gialla ,merceologia tessile
maglia rasata di cotone ( o felpa) con rovescio garzato
navette per tessitura merceologia tessile
navette del tipo più semplice, con intaccatura per arrotolare il filo di trama

I tessuti a navetta si ottengono dall’intreccio perpendicolare di fili di ordito e trama.

La navetta o spoletta è l’attrezzo che contiene il filato per tessere. Entrando nel passo aperto tra i fili dell’ordito permette di inserire il filo di trama e costruire un tessuto.

  1. TELA: è un intreccio semplice che si presenta identico su entrambe le facce.
  2. SAIA: intreccio con nervature oblique.
  3. RASO: presenta un aspetto uniforme, lucido sulla faccia ordito e opaco sulla faccia trama

Questi si possono considerare gli intrecci di base, ma le possibilità sono sconfinate. Ad esempio è possibile aggiungere fili addizionali, come nel caso dei tessuti jacquard, dei broccati, o di lavorazioni a pelo, come ad esempio la spugna o il velluto

scrittura dell'armatura merceologia tessile

La scrittura dell’armatura si chiama messa in carta e rappresenta graficamente l’intreccio di fili di un tessuto.

Ogni casella nera corrisponde al passaggio di un filo di ordito sopra a quello di trama.

I tessuti a maglia sono realizzati intrecciando un singolo filo intorno a sé stesso, creando una serie di maglie, boccole e riposo. 

Questo insieme di tessuti sono fatti usando un procedimento simile a quello della lavorazione all’uncinetto o ai ferri. In questo caso però dalla lavorazione del filato, non si ottiene un capo finito ma un tessuto, che verrà successivamente tagliato e confezionato.

Anche in questo caso i tipi di intrecci sono molteplici. Da questi dipenderà l’aspetto finale del prodotto (rasato, a coste, traforato, jacquard, operato)

armatura a maglia merceologia tessile

Un gruppo di maglie disposte orizzontalmente vengono definite rango, mentre un gruppo di maglie disposte verticalmente vengono definite colonna.

fibra di cotone merceologia tessile
fibra di cotone

La composizione fa riferimento alla materia di cui sono fatti i filati usati nell’armatura.

Ogni fibra ha caratteristiche specifiche, che andranno a determinare non solo l’aspetto ma anche le risposte meccaniche e termiche di quella stoffa.

Non è raro che nella produzione di tessuti per l’abbigliamento le fibre vengano mescolate per andare a smussare o correggere caratteristiche specifiche di una fibra. Sebbene idealmente questo procedimento sia volto a migliorare le caratteristiche del tessuto, non è raro che fibre più economiche siano mescolate ad altre più pregiate per abbassare i costi di produzione ( a discapito della qualità)

Andremo a fare un elenco (contenuto) delle fibre tessili più usate, concentrandoci sulle caratteristiche proprie di ogni fibra, ma soprattutto su come prendersene cura, per non rovinare i capi e farli durare il più a lungo possibile.

ATTENZIONE: nel caso in cui il vostro capo sia composto da fibre miste, eseguite la manutenzione più adatta a quella più delicata.


Fibra di origine vegetale, ottenuta dalla lavorazione dell’omonima pianta.

  • Assorbe umidità e sudore.
  • Non trattiene il calore del corpo
  • Non elastico. Buona resistenza alla trazione meccanica soprattutto se la fibra è bagnata

Esistono svariate varietà di cotone e sono categorizzate in base a colore, morbidezza, lucentezza e lunghezza della fibra.

fiocco di cotone
Fiocco di cotone

Il cotone è biodegradabile ma la sua produzione ha un elevato impatto ambientale, soprattutto legato alle elevate quantità di acqua richieste per la coltivazione delle piante. 

MANUTENZIONE: Il cotone sopporta bene le alte temperature sia durante il lavaggio che nello stiro. Il calo durante i primi lavaggi è elevato. Può essere lavato a mano o in lavatrice senza particolari problemi. Quando la fibra è umida migliora la sua resistenza. Evitare l’asciugatura alla luce diretta del sole perché indebolisce e ingiallisce la fibra. In asciugatrice non ha problemi anche con i cicli caldi.


Fibra di origine vegetale, ottenuta dalla lavorazione dell’omonima pianta.

  • Assorbe umidità e sudore.
  • Non trattiene il calore del corpo
  • Poco elastico. Buona resistenza alla trazione meccanica

Il lino si classifica secondo il grado di finezza delle fibre: più è fine più è pregiato.

I tessuti ottenuti con questa fibra sono freschissimi e molto resistenti all’usura.

fibra di lino
Fibra di lino

Il lino è biodegradabile, freschissimo e anallergico.

MANUTENZIONE: La manutenzione del lino non è complessa ma essendo una fibra piuttosto rigida si stropiccia molto facilmente. Può essere lavato in lavatrice fino a 60 gradi, facendo attenzione a non esagerare con la centrifuga. Può sopportare l’asciugatrice, ma è meglio togliere il capo prima che sia completamente asciutto


Fibra di origine vegetale, ottenuta dalla lavorazione dell’omonima pianta.

  • Assorbe umidità e sudore.
  • Non trattiene il calore del corpo
  • Non elastico. Buona resistenza alla trazione meccanica

Quella di canapa è una fibra anallergica, antisettica, e antistatica.

fibra di canapa
fibra di canapa

La canapa è rapida nella crescita e non necessita di attenzioni particolari. Può essere coltivata ripetutamente sullo stesso terreno dal momento che non lo impoverisce.

MANUTENZIONE: Molto simile a quella del lino. è possibile usare una lavartice, meglio non superare i 60 gradi. Attenzione alla centrifuga. Asciugatura al riparo dai raggi diretti del sole. Da evitare il lavaggio a secco. Può sopportare l’asciugatrice, ma è meglio togliere il capo prima che sia completamente asciutto. Tollera ferro da stiro caldo.


Fibra di origine animale, ottenuta soprattutto dal pelo di caprini ovini.

Contiene una sostanza chiamata lanolina, con proprietà antinfiammatorie e impermeabili, quindi, sebbene assorba l’umidità (fino al 30% del suo peso), non dà la sensazione di umido sul corpo.

  • Assorbe umidità e sudore.
  • Trattiene il calore del corpo
  •  Elastica, ma scarsa resistenza alla trazione meccanica

L’allergia alla lana non esiste. Il prurito può dipendere dalle squame di cui sono ricoperte le fibre

fibra di lana
Fibra di lana

La lana può essere rigenerata in maniera molto efficace e con scarsa perdita di qualità.

MANUTENZIONE: Nemica della lana sono la frizione e il calore. Per evitare di rovinare un capo in lana è quindi consigliabile usare basse temperature ed escludere la centrifuga o ridurne la potenza. Può essere attaccata dalle tarme. Asciuga il capo in piano. Evita l’esposizione diretta al sole o al calore eccessivo, che potrebbero causare deformazioni. Stiro a temperatura moderata


Fibra di origine animale, ottenuta dalla lavorazione dei bozzoli di bachi da seta (Bombix Mori) Un bozzolo contiene da 800 a 1000 metri di bava. Per estrarre la fibra i bozzoli vengono bolliti.

  • Assorbe umidità e sudore.
  • Trattiene il calore del corpo
  • Elastica, ma scarsa resistenza alla trazione meccanica

La storia della lavorazione della seta è molto interessante, e merita un approfondimento per chi ha un po’ di tempo e voglia!

bozzolo Bombix Mori
Bozzoli di Bombix Mori

Da 100 kg di bozzoli si ricavano 20/25 kg di seta cruda

MANUTENZIONE: Lavare in acqua fredda, e dove possibile escludere la centrifuga. Evitare trazioni o torsioni soprattutto se il capo è bagnato. Si può rimuovere l’eccesso di acqua tamponando con un asciugamano. Temperatura ferro medio bassa. Conservare il capo al riparo dalla luce e dall’umidità perché ingiallisce facilmente.


Fibra artificiale, ottenuta dalla lavorazione di cellulosa.

Inizialmente venduta come sete artificiale, la fibra di viscosa unisce in sé caratteristiche proprie delle fibre vegetali e di quelle sintetiche. Sebbene ottenuta da cellulosa l’impatto ambientale della produzione di viscosa è enorme.

  • Assorbe umidità e sudore.
  • Non trattiene il calore del corpo
  •  Elastica, ottima resistenza alla trazione meccanica
Fibra di viscosa
Fibra di viscosa

La viscosa ha un elevato impatto ambientale perché è molto usata nella produzione di abbigliamento di massa.

MANUTENZIONE: Il capo in viscosa può essere lavato in lavatrice con cicli delicati a temperatura fredda. Acqua calda e frizione possono far restringere il capo. Preferire il ferro da stiro medio basso e dove possibile stirare al rovescio. Evitare l’asciugatrice.


Fibra sintetica, brevettata nel 1941 e derivata dalla lavorazione del petrolio. Dalla sua invenzione ha modificato profondamente l’industria tessile.

Viene spesso impiegata insieme alla lana, al cotone o ad altre fibre naturali per aumentarne la robustezza e favorire la manutenzione.

  • Non assorbe umidità e sudore.
  • Trattiene il calore del corpo
  •  Elastica, ottima resistenza alla trazione meccanica
  • resiste alla luce, all’abrasione, non si deforma in modo permanente.
fibra di poliestere
Fibra di poliestere

Non si degrada, e durante il lavaggio rilascia micro-plastiche

MANUTENZIONE: Il poliestere è di facile manutenzione ma attenzione al calore. Può essere lavato in lavatrice evitando le temperature superiori a 40/50 gradi. Evitare l’asciugatrice e lo stiro ad alte temperature. I capi in poliestere tendono a favorire l’insorgenza di cattivi odori. Non si sgualcisce e solitamente non ha bisogno dello stiro.


Fibra sintetica di poliuretano, nota per la sua elevata elasticità. Può essere allungata fino al 500% senza rompersi.

  • Non assorbe umidità e sudore.
  • Trattiene il calore del corpo
  •  Elastica, e ottima resistenza alla trazione meccanica
elastan
Fibra di elastan

Commercialmente nota con il nome di Lycra

MANUTENZIONE: L’elastan è di facile manutenzione ma attenzione al calore. Può essere lavato in lavatrice evitando le temperature superiori a 40/50 gradi. Evitare l’asciugatrice e lo stiro ad alte temperature. I capi in elastan non si sgualciscono. Ingiallisce e perde elasticità e resistenza a temperature superiori a 150 °C.


Nn serve essere degli esperti di merceologia tessile per prendersi cura dei propri vestiti. A volte è sufficiente qualche nozione per evitare di fare disastri con la lavatrice.

Pubblicato il

Personalizzate: progetto vs felpe finita

Vi voglio mostrare una cosa che solitamente rimane tra me e il cliente, ma che credo sia interessante condividere per far capire che nella progettazione di una felpa personalizzata, non c’è quasi niente di misterioso!

Ho preparato una selezione di progetti affiancati dalle felpe realizzate.

La felpa di Bruno

Questa è la felpa di Bruno. Quello che vedete a sinistra è forse il decimo bozzetto che mi ha fatto fare! Molto esigente Bruno!

Il suo imperativo era: voglio che sia enorme! Abbiamo misurato una felpa che già possedeva e indossava volentieri per evitare che enorme si trasformasse in senza forma. Per quanto riguarda i materiali ci siamo orientati su una mano invernale, quindi l’interno dei tessuti è garzato, ovvero pelosetto! Bruno ha optato per stampa geometrica, prevalenza di nero e colori della terra e del bosco

La felpa anni 80

Questa è stata chiamata anni 80 in corso d’opera. Anche questo progetto è stato modificato più e più volte! La cliente voleva fare un regalo ed era certa di una cosa sola: i colori devono spaccare tutto! Abbiamo iniziato con un mix di 4 colori, poi semplificato a questi tre.

Io adoro il contrasto dell’azzurro con questo senape con stampa geometrica. La felpa è stata confezionata in una taglia L.

La felpa di Cal

La felpa che con Cal abbiamo progettato ad agosto con 40 gradi all’ombra. Lei mi ha chiesto una felpa con prevalenza di nero, stampa zebrata e un verde Tiffany che non avevo a disposizione. Le ho proposto questo colore e questo bozzetto. E le è piaciuto, buona la prima!

A oggi è uno dei modelli che più attira l’attenzione e mi è stato chiesto più volte di realizzarlo in altri colori o con altre misure.


Con questi esempi spero di averti fatto capire due cose:

  1. Insieme possiamo scegliere tutto, ma proprio tutto della tua felpa (colori, materiali, finiture, dettagli)
  2. Ti verrà presentato un progetto come quelli che hai visto, così non ci saranno sorprese.

Pubblicato il

Meticce Personalizzate – Guida 3

METICCE PERSONALIZZATE  – Una guida pratica

Capitolo 3

Queste piccole guide sono pensate per chi teme che farsi confezionare un capo a distanza sia troppo complicato!

in questo capitolo:

LA GIUSTA MISURA – come scegliere la tua taglia

In questa guida spiegherò brevemente come sono state pensate le taglie PUNTO e come fare a scegliere la misura delle propria MeticciaPersonalizzata! ♡

Pubblicato il

Meticce Personalizzate – Guida 2

METICCE PERSONALIZZATE  – Una guida pratica

Capitolo 2

Queste piccole guide sono pensate per chi teme che farsi confezionare un capo a distanza sia troppo complicato!

in questo capitolo:

MATERIALI PREZIOSI – Di cosa sarà fatta la tua FelpaMeticcia?

Per la maggior parte sarà fatta di tessuto proveniente da abbigliamento inutilizzato
In generale con il termine UPCYCLING si intende l’utilizzo di materiali destinati ad essere gettati, per creare oggetti nuovi dal valore maggiore del materiale originale, prolungandone il ciclo di vita (con benefici per noi e per l’ambiente che ci circonda)
In questo caso uso vestiti che nessuno mette più, per confezionare un capo comodo e realizzato per essere proprio quello che desideri.

I tessuti sono preziosissimi; per fabbricarli sono state impiegate risorse di valore, ad esempio tantissima acqua, e altre risorse vengono impiegate per il loro smaltimento o riciclo.
Utilizzarli così come sono, o alterandoli quel tanto che basta per renderli più attrattivi (ad esempio stampandoli) mi sembra una buona pratica ♡

In questa guida vedremo quali sono le opzioni a disposizione per quello che riguarda i materiali di cui è fatta una Meticcia Personalizzata!

Pubblicato il

Meticce Personalizzate – Guida 1

METICCE PERSONALIZZATE Una guida pratica

Capitolo 1

Queste piccole guide sono pensate per chi teme che farsi confezionare un capo a distanza sia troppo complicato!

in questo capitolo:

LASCIATI ISPIRARE – come comunicarmi la tua ispirazione

Che rappresentino felpe sportive, abbigliamento tradizionale sardo o stampe espressioniste, le IMMAGINI sono un modo efficace di comunicare la tua ispirazione! 

A colpirci può essere un abbinamento di colore o una forma geometrica, poco importa se viene da un barattolo di marmellata o da una stampa giapponese.

Circoscrivere la nostra ispirazione a un paio di immagini è un esercizio che richiede un po’ di pratica, ma di fatto si tratta di osservare le immagini e domandarsi: di questa cosa che mi piace cos’è che vorrei indossare? 

Dillo a me, e io cercherò di tradurre le tue suggestioni in un progetto personalizzato!

Pubblicato il 7 commenti

Baratto

BARATTO: PAGAMI IN FELPE

ovvero esperimento di baratto e sostenibilità

Baratto e upcycling

“Baratto – Scambio diretto di beni contro beni, senza uso della moneta. Corrisponde a uno stadio primitivo della vita economica, quando manca ancora una merce che sia universale mezzo di scambio, perché accettata da tutti come contropartita nelle transazioni. Secondo vari studi antropologici, ha origine nello scambio di doni, che cementa la vita della comunità o i rapporti tra comunità. (…)  Al b. si può tornare nelle economie sviluppate se viene meno la fiducia nel valore della moneta o in situazioni d’emergenza. (…) Il commercio elettronico via Internet, abbattendo i costi di ricerca per la facilità dei collegamenti e l’accesso all’informazione condivisa, ha permesso la nascita di reti di baratto on-line tra consumatori o imprese.”

Da enciclopedia Treccani

Una FelpaMeticcia nasce incrociando abbigliamento inutilizzato; in pratica è fatta usando pezzi di felpe che nessuno vuole mettere più.

( leggi qui per sapere di più sul progetto )

Lo faccio per dare il mio contributo alla tutela dell’ambiente e perché i vestiti raccontano delle storie, e a me piace cucire insieme queste storie!

Sono sempre a caccia di materiali da utilizzare per il mio progetto, quindi ho deciso di iniziare ad accettare pagamenti felpe.

BARATTO: LE REGOLE DEL NOSTRO ESPERIMENTO

☉ 1 kg di felpe = 7 euro

Con ogni chilo di felpe avrai uno sconto di 7 euro. Un chilo equivale a 2/3 felpe da adulto, a seconda della pesantezza del materiale e della dimensione del capo. Puoi arrivare a coprire l’intero prezzo del prodotto.

☉ Lava le tue felpe

Va benissimo un lavaggio casalingo a 50°.

Spedizioni

Le spedizioni saranno a carico tuo. Puoi usare il corriere che preferisci. Io uso il servizio di spedizioni di Poste Italiane. Fino a 3 kg costa 9 euro, dai 3 ai 5 kg 13 euro.

Io vivo in provincia di Firenze, quindi si può anche organizzare un incontro. Ogni caso verrà valutato singolarmente

Verifica le condizioni dei tuoi vestiti

Usati sì ma non distrutti! Valuta le condizioni dei capi che stai usando per fare lo scambio. Un buchino va bene, tessuti disintegrati no.

Cosa intendo per felpa

Consulta questa articolo per sapere quali materiali mi interessano e quali non saranno accettati per lo scambio.

Contattami via mail o usando i social

Per ora il sistema del sito non accetta pagamenti con baratto, quindi se sei interessat*  scrivi una mail, o usa i social per contattarmi! Preparati a mandarmi le foto delle felpe che vuoi mandarmi!

Pubblicato il

Stencil

ovvero come viene stampata una t-shirt PUNTO?

magliette- stencil

Le magliette che trovi nello shop e i pattern disponibili per le felpe, sono stampate con stencil.

Quella dallo stencil è una tecnica di stampa semplice ma che richiede molta pazienza e precisione. Consiste nel creare una matrice che in alcuni punti scherma e in altri permette il passaggio del colore.

Lo stencil va progettato in negativo. Si praticano delle aperture nel supporto, nel mio caso fogli di pvc, nei punti in cui si vuole permettere il passaggio del colore. La stampa va pensata in strati o livelli, e si devono preparare tante lastre quanti colori o toni si grigio servono per la realizzazione della stampa.

Questo è una matrice per macchie di leopardo. Lo utilizzo moltissimo per la realizzazione delle FelpeMeticce, per arricchire tessuti anonimi.

Qui alcune felpe stampate con questo stencil

Si tratta di una stampa semplice, a un solo livello, tuttavia ripetibile in tutte e quattro le direzioni. Questo mi permette di coprire zone più ampie della dimensione del supporto.

stencil - geometrico

Questo è il pattern che ho chiamato geometrico.

Qui alcuni prodotti stampati usando questo stencil

Anche in questo caso il pattern può essere ripetuto in tutte e quattro le direzioni permettendo di stampare superfici potenzialmente infinite.